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Ogni anno centinaia e centinaia di donne "scauze e alluttate" con enormi candele tra le mani partecipano alle processioni dei misteri. Esse compiono il loro rito di fede, di speranza, di preghiera e di ringraziamento alla Madonna perché interceda alle segrete istanze di ogni madre, di ogni moglie, di ciascuna donna”.
Così il Dr. Pietro Perrotta descriveva nel suo libro “La Settimana Santa a Sessa Aurunca” (Ferrara – 1986) le donne alluttate che ogni anno perpetuano il loro voto al Cristo Morto ed alla Vergine Addolorata.

In questo articolo voglio provare ad andare oltre …. ripercorrendo il percorso storico e simbolico che si cela dietro la presenza delle donne nelle processioni del Venerdì e Sabato Santo di Sessa Aurunca e nel contempo evidenziando aspetti più tradizionali, e forse nascosti, di questa antica usanza che manifesta, più di ogni altra, la profonda
pietas che pervade il popolo suessano nella Settimana Santa.
Partiamo dal significato recondito che si nasconde dietro questa presenza, prescindendo da quelle che possono essere le encomiabili motivazioni personali che animano ogni singola donna. E tutto questo nella convinzione (
rectius nella consapevolezza) che ogni aspetto delle processioni sessane non è casuale.
Chi sono le pie donne ? Che rappresentano nella vicenda storica della vita e della passione e morte di Gesù Cristo ?
Per rispondere a questa domanda parto da lontano esaminando brevemente la posizione della donna ebrea ai tempi di Gesù. Ella non partecipava alla vita pubblica del suo popolo, quando usciva di casa doveva tenere sempre il viso nascosto da due veli che coprivano il capo e un altro per la fronte, più due altri, penduli, che scendevano fino all'altezza del mento. Con queste cinque pezze di stoffa bianca, era praticamente impossibile riconoscerla. E chi trasgrediva queste regole poteva essere ripudiata dal proprio marito, senza possibilità di opporsi. In questa società estremamente maschilista e patriarcale, le “pie donne” erano un gruppetto di discepole di Gesù. Il Vangelo ne cita alcune tra cui: MARIA di Magdala, detta 'La Maddalena', la prima discepola di Gesù, secondo la tradizione identificata con la peccatrice perdonata da Gesù in casa di Simone il fariseo. GIOVANNA, moglie di Chuza, sovrintendente di Erode; SUSANNA, possidente di Cesarea di Filippi; RACHELE, della zona di Tiro ed altre non menzionate per nome. Esse si erano messe al seguito di Gesù, dopo esser state da Lui guarite nel corpo o nello spirito e si occupavano specialmente delle faccende pratiche e del sostentamento materiale del gruppo, sia con la loro opera, che con le loro risorse economiche. Ma la prima delle pie donne ed il loro modello incomparabile è senza dubbio Maria, Madre di Gesù con la quale vivranno la Passione di Cristo tanto è che all’incontro tra il Salvatore e le pie donne viene intitolata una stazione della Via Crucis (la ottava). Ma ripercorriamo le vicende che vedono coinvolte le pie donne nelle ultime ore di vita di Gesù affidandoci al toccante testo delle rivelazioni di Suon Anna Caterina Emmerick. “
Dopo il doloroso incontro con il Signore la santa Vergine aveva perso i sensi; le compagne la ricondussero nel palazzo per sottrarla alla plebaglia infuriata. Il portone si chiuse tra lei e il Figlio carico della croce. Le pie donne trovarono immediato rifugio nella casa di Lazzaro, luogo di conforto per Maria santissima. Presto ella fu presa di nuovo dall'ardente desiderio dì soffrire accanto al Figlio, il che le rese forza di ripercorrere la via della passione. Ripartì con Maria Maddalena e le pie donne. Erano in diciassette, velate e piene di dolore. Marta, Maria Maddalena e le altre piangevano sulle sofferenze del loro Signore, indifferenti alle ingiurie e al sarcasmo della plebaglia. Ciò nonostante, imponevano a molti un sentimento di rispetto. Le vidi baciare la terra su cui Gesù era stato caricato della croce, quindi proseguirono il doloroso cammino da lui percorso. L'Addolorata mostrò alle pie discepole le varie stazioni santificate dal sangue e dai dolori del suo amatissimo Figlio, e tutte fecero oggetto di venerazione. Così esse diedero pubblicamente inizio alla devozione più commovente nella tradizione della Chiesa, fissata per la prima volta nel cuore della Vergine dalla profezia del vecchio Simeone. Fin dai tempi più antichi gli Ebrei venerarono i luoghi santi della loro storia e vi si recavano a pregare. Allo stesso modo nacque il culto della Via Crucis, affermatosi mediante i dolorosi pellegrinaggi della Vergine e delle pie donne, non già per un disegno meditato, ma per servire i disegni di Dio sul suo popolo. Le pie donne ripararono a casa di Veronica per non incontrare Pilato con i suoi cavalieri che stava rientrando per la stessa via. Le vidi molto commosse di fronte al santo volto di Gesù impresso nel sudario. Più tardi,
presero il vaso di vino aromatizzato, si diressero verso il Golgota. Giunte in cima al Calvario, la Madre di Gesù, sua nipote Maria, figlia di Cleofa, e Salomè avanzarono fino al promontorio delle croci. Con loro c'era anche Giovanni. Marta, Maria Heli, Veronica, Giovanna Chuza e Susanna si mantennero più distanti, accanto a Maria Maddalena che sembrava uscita fuori di sé. Più lontano si trovavano altre sette donne circondate da alcune persone compassionevoli. E impossibile descrivere il dolore della Vergine Maria quando vide il luogo della crocifissione: la terribile croce, i martelli, le corde, i chiodi spaventosi e gli orrendi carnefici, i quali, mezzo nudi e ubriachi, compivano il loro lavoro lanciando continue imprecazioni. Il suo sguardo andò oltre, posandosi sui farisei a cavallo, che, impazienti di vedere Gesù crocifisso, impartivano ordini e andavano su e giù dal promontorio. Di fronte a quella scena tremenda, la Madre di Gesù si sentì morire e patì interiormente le sofferenze del suo Figlio dilettissimo”. Carica di significato, anche in chiave moderna, è l’omelia sull'argomento tenuta dal famoso biblista Padre Raniero Cantalamessa O.F.M. Cap. nella Basilica di S. Pietro il Venerdì Santo 6 Aprile 2007: “
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala" (Gv 19, 25). Per una volta lasciamo da parte Maria, sua Madre. La sua presenza sul Calvario non ha bisogno di spiegazioni. Era "sua madre" e questo spiega tutto; le madri non abbandonano un figlio, neppure condannato a morte. Ma perché erano lì le altre donne? Chi erano e quante erano? I Vangeli riferiscono il nome di alcune di esse: Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Joses, Salome, madre dei figli di Zebedeo, una certa Giovanna e una certa Susanna (Lc 8, 3). Esse avevano seguito Gesù dalla Galilea; lo avevano affiancato, piangendo, nel viaggio al Calvario (Lc 23, 27-28), sul Golgota erano state ad osservare "da lontano" (cioè dalla distanza minima loro consentita) e di lì a poco lo accompagnano, mestamente, al sepolcro, con Giuseppe di Arimatea (Lc 23, 55). Questo fatto è troppo accertato e troppo straordinario per passarvi sopra in fretta. Le chiamiamo, con una certa condiscendenza maschile, "le pie donne", ma esse sono ben più che "pie donne", sono altrettante "Madri Coraggio"! Hanno sfidato il pericolo che c'era nel mostrarsi così apertamente in favore di un condannato a morte. Gesù aveva detto: "Beato chi non si sarà scandalizzato di me" (Lc 7, 23). Queste donne sono le uniche che non si sono scandalizzate di lui".Queste due splendide rievocazioni, la cui scelta non è casuale, ci consentono, prima di inoltrarci negli aspetti più tradizionali, di evidenziare lo stretto sillogismo che c’è tra le pie donne del Vangelo e le pie donne alluttate delle nostre processioni. Esse, con il cuore contrito dal dolore, vestite di nero, col capo velato (quasi come facevano le donne ebree), seguono la Vergine Addolorata e con essa soffrono, piangono, pregano. Tutto ciò, inoltre, ci offre lo spunto per soffermarci un attimo sul ruolo rivestito dalle alluttate nelle due processioni; ritengo opportuno evidenziare sottili differenze che ai più possono passare inosservate ma che, a mio parere, meritano un cenno.

Nella processione del Venerdì Santo le pie donne formano un tutt’uno con il "mistero delle Tre Marie" (raffigurante Maria Addolorata, Maria di Magdala e Maria di Cleofa), che non a caso, a differenza degli altri misteri dolorosi (portati a spalla) viene portato "a braccio" proprio per far sì che le statue possano restare ad altezza di donna. Le pie donne sono una continuazione ideale delle Tre Marie, formano con Esse un unico corpo che avvolge il Cristo morto e lo accompagna nel suo triste percorso che rievoca l’ascesa al Calvario.
Nella processione del Sabato Santo, invece, appare più stretto il legale simbiotico che si instaura tra le pie donne e la Vergine Addolorata che, distrutta, abbraccia il Suo Figlio esanime. Un dolore straziante, unico, incomprensibile, come è unico ed incomprensibile il dolore di tante donne che hanno vissuto la stessa terribile esperienza ma al tempo stesso un dolore lenito dall’immenso amore che solo una madre può provare per il proprio figlio. Anche in questo caso le donne alluttate sembrano quasi trasportare con la loro forza spirituale il simulacro della Pietà evidenziando tutta la loro vicinanza (ed immedesimazione) con la Vergine Addolorata.
Ma esaminiamo ora agli aspetti più pratici, ma non meno importanti, di questa antica tradizione. Quando inizia il voto, come si svolge e come si conclude ? Domande semplici, per molti scontate, ma che in realtà celano una molteplicità di risposte e tradizioni che vengono tramandate di generazione in generazione.
Il voto inizia di norma in età adolescenziale ma in realtà anche le bimbe più piccole hanno già un ruolo non secondario nelle processioni e cioè quello di vestirsi da angioletto. Non è raro vedere donne alluttate che portano in processione le loro figlie o nipotine vestite da angioletti che agitano i loro turiboli pieni di odoroso incenso. Quando la bimba crescerà e non potrà più vestirsi da angioletto, il passo sarà breve ….. inizierà ad accompagnare la madre o la nonna portando la candela, inizialmente piccola e proporzionata alla sua forza, poi sempre più grande e pesante. Sarà riconoscibile perché non indosserà ancora il velo ed il camice. Giunta in età adolescenziale (anche se non esiste un’età fissa) avverrà lo “svezzamento” e la ragazza, deciderà autonomamente se intraprendere il voto o meno. Se deciderà di farlo, la sua "mentore" le commissionerà il camice nero con il caratteristico bordino bianco orlato che sarà benedetto dal parroco durante la benedizione della casa che avviene nella Settimana Santa. Quel camice la accompagnerà finché vivrà ed anche dopo ….
La donna alluttata sceglierà liberamente se offrire il proprio voto al Cristo Morto, nella processione del Venerdì, o alla Vergine Addolorata, nella processione del Sabato, o anche in entrambi i giorni, ed ancora se accompagnerà la processione scalza oppure no. Sono scelte personali, strettamente dipendenti dalla grazia chiesta o ottenuta, motivazioni intime e riservate che vanno rispettate. Operata la scelta, inizierà il voto con la tradizionale divisa ovvero il camice nero (di cui in precedenza), i capelli legati e velo scuro sulla testa. Nel giorno della processione, l’alluttata indosserà il camice fin da appena sveglia. Non si pettinerà, non si truccherà, non mangerà. Si recherà presso la Chiesa da cui partirà la processione con buon anticipo, si avvicinerà alle statue, ancora ferme sui loro scranni, inizierà a pregare ed accenderà il cero non appena inizierà il canto del Miserere (per il Venerdì) oppure quando l’Addolorata inizierà a muoversi nella Chiesa del SS. Rifugio (per il Sabato). Alcune saranno scalze, altre porteranno candele pesantissime, ognuna secondo le proprie intenzioni personali.
La posizione di ogni alluttata è già prestabilita, eredità di una madre o di una nonna e lì resterà per tutta la processione, partecipando alle preghiere intonate dai cappellani ed alla cunnulella quando suonerà la banda. Perché è bene chiarire che le donne alluttate fanno la cunnulella, seguendo il movimento delle statue per essere con esse una sola cosa, senza altri intenti e soprattutto senza alcun fanatismo (come alcuni, invece, ritengono).
Finita la processione, l'alluttata donerà ciò che resta della propria candela alla confraternita che ha organizzato la processione e porterà a casa una camelia oppure un pezzo di cera ed un rametto di ruta, che conserverà con cura per tutto l’anno (la candela, ad esempio, sarà accesa durante i temporali, per dominare l’ancestrale paura della potenza della natura). Ma tutto questo, solo dopo essersi accostata ancora una volta alla Statua, per l’ultimo bacio.
Alcune donne, specie quelle più anziane, indosseranno il camice fino alla mezzanotte del Sabato, altre rinnoveranno il loro voto indossando il camice nero in tutti i venerdì o sabato (a seconda della processione prescelta) dell’anno. Ed ancora, quando un'alluttata non potrà partecipare alla processione, perché malata o anziana, indosserà comunque il camice nel giorno prescelto (se sarà in grado di farlo), e così, anche se solo indirettamente, continuerà il suo voto e manterrà inalterato il legame con il Cristo Morto o l’Addolorata.

Se il voto ha una scadenza temporale oppure se il camice dovrà essere sostituito per l’inevitabile usura del tempo, sarà bruciato, preferibilmente sui falò del Venerdì Santo. Medesima sorte avrà il camice in morte dell’alluttata, allorquando dapprima sarà posto sul feretro (secondo le intenzioni della famiglia) e poi bruciato sul falò della prossima processione dei Misteri, a cura di un familiare.
Una piccola curiosità, in conclusione, la dedichiamo alla tradizione, a metà strada tra mito e leggenda, della cosiddetta “
protezione della Madonna”. Nelle donne più anziane è ferma la convinzione che durante il voto la Madonna le protegga da qualsiasi accidente o problema fisico. Ecco perché le alluttate sono insensibili al caldo, al freddo, alla pioggia, e non temono di sentirsi male o di ferirsi sotto i piedi (per quelle che decidono di restare scalze); confidano, fiduciose, nella protezione della Vergine.
Tradizioni e piccoli gesti che ai più potranno sembrare anacronistici o addirittura assurdi ma che invece denotano un’incredibile carica emotiva e spirituale e che manifestano quel profondo senso di religiosità popolare che traspira da ogni singolo momento od aspetto della Settimana Santa a Sessa Aurunca.
testo di Pasquale Ago