martedì 12 maggio 2009

Al mio caro "Mistero"


Ritirato al regno del Padre,
nell’orto,
misero,spoglio,infausto
sudar sangue il mio Signore fa.

Angelo, severamente imponente
Senti la sua voce,
grida,
il suo cuor dolente è tradito.

Aiutami! Padre mio!

Cinque saranno le condanne,
Il Getsemani, la Colonna, L’Incoronazione, La Caduta, La Croce.
Le quali ti proclameranno
Il Re dei re.

Calice.
Al mio povero Signore,
la comunione è già versata.
Il peccato dell’uomo sta per compiersi.

Catene.
Al mio povero Signore,
l’arresto prepotente.
I trenta danari l’uomo erediterà con folgore.

Funi.
Al mio povero Signore,
la condanna è appena scorta.
Padre mio, Pietà!

Scale.
Al mio povero Signore,
la salita al tuo regno così gioiosa
salvato il compiuto peccato ha.

Vincendo la morte.

La tua preghiera nell’orto
non è stata mai appassita nel tempo,
possa io aver la forza in spalla,
e il dolor sopportar.


di Ciriello Pietro

sabato 25 aprile 2009

I "Sepolcri" del SS. Crocifisso

Anche quest'anno, nella sera del Giovedì Santo, nella chiesa di S. Giovanni a villa e nel chiostro del convento francescano annesso alla chiesa, si è ripetuta quella che ormai può essere giustamente considerata una tradizione, quella dei sepolcri dell'Arciconfraternita del SS. Crocifisso.
In chiesa l'allestimento, particolarmente apprezzato per la sua bellezza ma anche per la sua semplicità e sobrietà, è stato ideato dal confratello Emanuele Del Pezzo, coadiuvato da Francesca Cornelio, Pietro Ciriello e Maria Carla Zambella.
Riportiamo una bellissima fotografia realizzata da Andrea Chianese.
Nel chiostro, oltre alla mostra fotografica Antiche Presenze (di cui abbiamo già detto nel precedente articolo) è stata creata una grande Croce di lumini con esposto, a centro, l'antico reliquiario in argento del 1778 contenente un frammento della Santa Croce, dell'Arciconfraternita del SS. Crocifisso. A rendere ancor più suggestiva l'atmosfera, ai lati della reliquia è stata riprodotta la scena del calvario ed è stata esposta l'antica saetta della confraternita con le candele accese.
Il sepolcro è stata ideato dal confratello Rosario Ago, con la collaborazione di Francesco Rocco, Gino e Marco Comella, Pasquale Ago.
Anche in questo caso riportiamo una splendida fotografia di Andrea Chianese.

Tantissimi cittadini e turisti si sono accostati ai sepolcri e con la complicità di appropriati sottofondi musicali, scelti con cura dagli ideatori, hanno vissuto una esperienza di profondo raccoglimento, ideale per prepararsi spiritualmente alle processioni del Venerdì e Sabato Santo.

venerdì 24 aprile 2009

Antiche Presenze

Antiche presenze è il titolo di una mostra fotografica allestita nel chiostro della Chiesa di S. Giovanni a Villa dal Dr. Andrea Chianese, un giovane confratello sessano e appassionato fotoamatore, che ha voluto riprodurre nella mistica ambientazione del Sepolcro, ricreato dall’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso, in occasione di un evento storico-culturale quale la Settimana Santa a Sessa Aurunca, la cornice scenografica di una città millenaria ricca di arte, cultura, tradizione e passione.
L’amore per la fotografia, unito all’attaccamento per la propria terra e i suoi riti, lo ha spinto a realizzare con mano da amatore ma con occhio romantico di sessano, alcuni scatti che ritraggono alcuni dei numerosissimi monumenti che impreziosiscono la nostra città. Le immagini, seppur non esaustive della varietà e molteplicità monumentale caratteristica di una città antica e importante come Sessa, rappresentano il cuore del suo patrimonio architettonico ricchissimo di particolari fortemente evocativi. Gli scatti ambientati nella Cattedrale o nelle Chiese di S. Carlo Borromeo, del Santissimo Rifugio, dei frati cappuccini o di S. Giovanni a villa, mettono in risalto dettagli, sfumature e ombre che offrono un punto di vista diverso da quello consueto. E’ nata così questa mostra fotografica realizzata dal Chianese con il supporto pratico degli amici Pasquale e Rosario Ago, Luigi Comella, Daniele Alfieri, Francesca Cornelio, con la collaborazione grafica di Maurizio Volante ed il preziosissimo supporto dell’ Arciconfraternita del SS. Crocifisso.
La mostra è stata aperta Giovedì Santo dalle ore 19 alle ore 24:15 e Martedì 14 aprile dalle ore 21 alle ore 23:30 ed ha visto la presenza di centinaia di persone che hanno apprezzato la qualità del lavoro del fotoamatore aurunco. Un lavoro forse scevro dei dettagli tecnici professionali ma pervaso dal pathos quaresimale che scuote l’animo di ogni sessano e che contraddistingue questo nostro emerito concittadino a cui va il nostro grazie e l’invito a proseguire in questa sua passione.

Le "alluttate": le "pie donne" di Sessa Aurunca.

Ogni anno centinaia e centinaia di donne "scauze e alluttate" con enormi candele tra le mani partecipano alle processioni dei misteri. Esse compiono il loro rito di fede, di speranza, di preghiera e di ringraziamento alla Madonna perché interceda alle segrete istanze di ogni madre, di ogni moglie, di ciascuna donna”.
Così il Dr. Pietro Perrotta descriveva nel suo libro “La Settimana Santa a Sessa Aurunca” (Ferrara – 1986) le donne alluttate che ogni anno perpetuano il loro voto al Cristo Morto ed alla Vergine Addolorata.
In questo articolo voglio provare ad andare oltre …. ripercorrendo il percorso storico e simbolico che si cela dietro la presenza delle donne nelle processioni del Venerdì e Sabato Santo di Sessa Aurunca e nel contempo evidenziando aspetti più tradizionali, e forse nascosti, di questa antica usanza che manifesta, più di ogni altra, la profonda pietas che pervade il popolo suessano nella Settimana Santa.
Partiamo dal significato recondito che si nasconde dietro questa presenza, prescindendo da quelle che possono essere le encomiabili motivazioni personali che animano ogni singola donna. E tutto questo nella convinzione (rectius nella consapevolezza) che ogni aspetto delle processioni sessane non è casuale.
Chi sono le pie donne ? Che rappresentano nella vicenda storica della vita e della passione e morte di Gesù Cristo ?
Per rispondere a questa domanda parto da lontano esaminando brevemente la posizione della donna ebrea ai tempi di Gesù. Ella non partecipava alla vita pubblica del suo popolo, quando usciva di casa doveva tenere sempre il viso nascosto da due veli che coprivano il capo e un altro per la fronte, più due altri, penduli, che scendevano fino all'altezza del mento. Con queste cinque pezze di stoffa bianca, era praticamente impossibile riconoscerla. E chi trasgrediva queste regole poteva essere ripudiata dal proprio marito, senza possibilità di opporsi. In questa società estremamente maschilista e patriarcale, le “pie donne” erano un gruppetto di discepole di Gesù. Il Vangelo ne cita alcune tra cui: MARIA di Magdala, detta 'La Maddalena', la prima discepola di Gesù, secondo la tradizione identificata con la peccatrice perdonata da Gesù in casa di Simone il fariseo. GIOVANNA, moglie di Chuza, sovrintendente di Erode; SUSANNA, possidente di Cesarea di Filippi; RACHELE, della zona di Tiro ed altre non menzionate per nome. Esse si erano messe al seguito di Gesù, dopo esser state da Lui guarite nel corpo o nello spirito e si occupavano specialmente delle faccende pratiche e del sostentamento materiale del gruppo, sia con la loro opera, che con le loro risorse economiche. Ma la prima delle pie donne ed il loro modello incomparabile è senza dubbio Maria, Madre di Gesù con la quale vivranno la Passione di Cristo tanto è che all’incontro tra il Salvatore e le pie donne viene intitolata una stazione della Via Crucis (la ottava). Ma ripercorriamo le vicende che vedono coinvolte le pie donne nelle ultime ore di vita di Gesù affidandoci al toccante testo delle rivelazioni di Suon Anna Caterina Emmerick. “Dopo il doloroso incontro con il Signore la santa Vergine aveva perso i sensi; le compagne la ricondussero nel palazzo per sottrarla alla plebaglia infuriata. Il portone si chiuse tra lei e il Figlio carico della croce. Le pie donne trovarono immediato rifugio nella casa di Lazzaro, luogo di conforto per Maria santissima. Presto ella fu presa di nuovo dall'ardente desiderio dì soffrire accanto al Figlio, il che le rese forza di ripercorrere la via della passione. Ripartì con Maria Maddalena e le pie donne. Erano in diciassette, velate e piene di dolore. Marta, Maria Maddalena e le altre piangevano sulle sofferenze del loro Signore, indifferenti alle ingiurie e al sarcasmo della plebaglia. Ciò nonostante, imponevano a molti un sentimento di rispetto. Le vidi baciare la terra su cui Gesù era stato caricato della croce, quindi proseguirono il doloroso cammino da lui percorso. L'Addolorata mostrò alle pie discepole le varie stazioni santificate dal sangue e dai dolori del suo amatissimo Figlio, e tutte fecero oggetto di venerazione. Così esse diedero pubblicamente inizio alla devozione più commovente nella tradizione della Chiesa, fissata per la prima volta nel cuore della Vergine dalla profezia del vecchio Simeone. Fin dai tempi più antichi gli Ebrei venerarono i luoghi santi della loro storia e vi si recavano a pregare. Allo stesso modo nacque il culto della Via Crucis, affermatosi mediante i dolorosi pellegrinaggi della Vergine e delle pie donne, non già per un disegno meditato, ma per servire i disegni di Dio sul suo popolo. Le pie donne ripararono a casa di Veronica per non incontrare Pilato con i suoi cavalieri che stava rientrando per la stessa via. Le vidi molto commosse di fronte al santo volto di Gesù impresso nel sudario. Più tardi, presero il vaso di vino aromatizzato, si diressero verso il Golgota. Giunte in cima al Calvario, la Madre di Gesù, sua nipote Maria, figlia di Cleofa, e Salomè avanzarono fino al promontorio delle croci. Con loro c'era anche Giovanni. Marta, Maria Heli, Veronica, Giovanna Chuza e Susanna si mantennero più distanti, accanto a Maria Maddalena che sembrava uscita fuori di sé. Più lontano si trovavano altre sette donne circondate da alcune persone compassionevoli. E impossibile descrivere il dolore della Vergine Maria quando vide il luogo della crocifissione: la terribile croce, i martelli, le corde, i chiodi spaventosi e gli orrendi carnefici, i quali, mezzo nudi e ubriachi, compivano il loro lavoro lanciando continue imprecazioni. Il suo sguardo andò oltre, posandosi sui farisei a cavallo, che, impazienti di vedere Gesù crocifisso, impartivano ordini e andavano su e giù dal promontorio. Di fronte a quella scena tremenda, la Madre di Gesù si sentì morire e patì interiormente le sofferenze del suo Figlio dilettissimo”. Carica di significato, anche in chiave moderna, è l’omelia sull'argomento tenuta dal famoso biblista Padre Raniero Cantalamessa O.F.M. Cap. nella Basilica di S. Pietro il Venerdì Santo 6 Aprile 2007: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala" (Gv 19, 25). Per una volta lasciamo da parte Maria, sua Madre. La sua presenza sul Calvario non ha bisogno di spiegazioni. Era "sua madre" e questo spiega tutto; le madri non abbandonano un figlio, neppure condannato a morte. Ma perché erano lì le altre donne? Chi erano e quante erano? I Vangeli riferiscono il nome di alcune di esse: Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Joses, Salome, madre dei figli di Zebedeo, una certa Giovanna e una certa Susanna (Lc 8, 3). Esse avevano seguito Gesù dalla Galilea; lo avevano affiancato, piangendo, nel viaggio al Calvario (Lc 23, 27-28), sul Golgota erano state ad osservare "da lontano" (cioè dalla distanza minima loro consentita) e di lì a poco lo accompagnano, mestamente, al sepolcro, con Giuseppe di Arimatea (Lc 23, 55). Questo fatto è troppo accertato e troppo straordinario per passarvi sopra in fretta. Le chiamiamo, con una certa condiscendenza maschile, "le pie donne", ma esse sono ben più che "pie donne", sono altrettante "Madri Coraggio"! Hanno sfidato il pericolo che c'era nel mostrarsi così apertamente in favore di un condannato a morte. Gesù aveva detto: "Beato chi non si sarà scandalizzato di me" (Lc 7, 23). Queste donne sono le uniche che non si sono scandalizzate di lui".
Queste due splendide rievocazioni, la cui scelta non è casuale, ci consentono, prima di inoltrarci negli aspetti più tradizionali, di evidenziare lo stretto sillogismo che c’è tra le pie donne del Vangelo e le pie donne alluttate delle nostre processioni. Esse, con il cuore contrito dal dolore, vestite di nero, col capo velato (quasi come facevano le donne ebree), seguono la Vergine Addolorata e con essa soffrono, piangono, pregano. Tutto ciò, inoltre, ci offre lo spunto per soffermarci un attimo sul ruolo rivestito dalle alluttate nelle due processioni; ritengo opportuno evidenziare sottili differenze che ai più possono passare inosservate ma che, a mio parere, meritano un cenno.
Nella processione del Venerdì Santo le pie donne formano un tutt’uno con il "mistero delle Tre Marie" (raffigurante Maria Addolorata, Maria di Magdala e Maria di Cleofa), che non a caso, a differenza degli altri misteri dolorosi (portati a spalla) viene portato "a braccio" proprio per far sì che le statue possano restare ad altezza di donna. Le pie donne sono una continuazione ideale delle Tre Marie, formano con Esse un unico corpo che avvolge il Cristo morto e lo accompagna nel suo triste percorso che rievoca l’ascesa al Calvario.
Nella processione del Sabato Santo, invece, appare più stretto il legale simbiotico che si instaura tra le pie donne e la Vergine Addolorata che, distrutta, abbraccia il Suo Figlio esanime. Un dolore straziante, unico, incomprensibile, come è unico ed incomprensibile il dolore di tante donne che hanno vissuto la stessa terribile esperienza ma al tempo stesso un dolore lenito dall’immenso amore che solo una madre può provare per il proprio figlio. Anche in questo caso le donne alluttate sembrano quasi trasportare con la loro forza spirituale il simulacro della Pietà evidenziando tutta la loro vicinanza (ed immedesimazione) con la Vergine Addolorata.
Ma esaminiamo ora agli aspetti più pratici, ma non meno importanti, di questa antica tradizione. Quando inizia il voto, come si svolge e come si conclude ? Domande semplici, per molti scontate, ma che in realtà celano una molteplicità di risposte e tradizioni che vengono tramandate di generazione in generazione.
Il voto inizia di norma in età adolescenziale ma in realtà anche le bimbe più piccole hanno già un ruolo non secondario nelle processioni e cioè quello di vestirsi da angioletto. Non è raro vedere donne alluttate che portano in processione le loro figlie o nipotine vestite da angioletti che agitano i loro turiboli pieni di odoroso incenso. Quando la bimba crescerà e non potrà più vestirsi da angioletto, il passo sarà breve ….. inizierà ad accompagnare la madre o la nonna portando la candela, inizialmente piccola e proporzionata alla sua forza, poi sempre più grande e pesante. Sarà riconoscibile perché non indosserà ancora il velo ed il camice. Giunta in età adolescenziale (anche se non esiste un’età fissa) avverrà lo “svezzamento” e la ragazza, deciderà autonomamente se intraprendere il voto o meno. Se deciderà di farlo, la sua "mentore" le commissionerà il camice nero con il caratteristico bordino bianco orlato che sarà benedetto dal parroco durante la benedizione della casa che avviene nella Settimana Santa. Quel camice la accompagnerà finché vivrà ed anche dopo ….
La donna alluttata sceglierà liberamente se offrire il proprio voto al Cristo Morto, nella processione del Venerdì, o alla Vergine Addolorata, nella processione del Sabato, o anche in entrambi i giorni, ed ancora se accompagnerà la processione scalza oppure no. Sono scelte personali, strettamente dipendenti dalla grazia chiesta o ottenuta, motivazioni intime e riservate che vanno rispettate. Operata la scelta, inizierà il voto con la tradizionale divisa ovvero il camice nero (di cui in precedenza), i capelli legati e velo scuro sulla testa. Nel giorno della processione, l’alluttata indosserà il camice fin da appena sveglia. Non si pettinerà, non si truccherà, non mangerà. Si recherà presso la Chiesa da cui partirà la processione con buon anticipo, si avvicinerà alle statue, ancora ferme sui loro scranni, inizierà a pregare ed accenderà il cero non appena inizierà il canto del Miserere (per il Venerdì) oppure quando l’Addolorata inizierà a muoversi nella Chiesa del SS. Rifugio (per il Sabato). Alcune saranno scalze, altre porteranno candele pesantissime, ognuna secondo le proprie intenzioni personali.
La posizione di ogni alluttata è già prestabilita, eredità di una madre o di una nonna e lì resterà per tutta la processione, partecipando alle preghiere intonate dai cappellani ed alla cunnulella quando suonerà la banda. Perché è bene chiarire che le donne alluttate fanno la cunnulella, seguendo il movimento delle statue per essere con esse una sola cosa, senza altri intenti e soprattutto senza alcun fanatismo (come alcuni, invece, ritengono).
Finita la processione, l'alluttata donerà ciò che resta della propria candela alla confraternita che ha organizzato la processione e porterà a casa una camelia oppure un pezzo di cera ed un rametto di ruta, che conserverà con cura per tutto l’anno (la candela, ad esempio, sarà accesa durante i temporali, per dominare l’ancestrale paura della potenza della natura). Ma tutto questo, solo dopo essersi accostata ancora una volta alla Statua, per l’ultimo bacio.
Alcune donne, specie quelle più anziane, indosseranno il camice fino alla mezzanotte del Sabato, altre rinnoveranno il loro voto indossando il camice nero in tutti i venerdì o sabato (a seconda della processione prescelta) dell’anno. Ed ancora, quando un'alluttata non potrà partecipare alla processione, perché malata o anziana, indosserà comunque il camice nel giorno prescelto (se sarà in grado di farlo), e così, anche se solo indirettamente, continuerà il suo voto e manterrà inalterato il legame con il Cristo Morto o l’Addolorata.
Se il voto ha una scadenza temporale oppure se il camice dovrà essere sostituito per l’inevitabile usura del tempo, sarà bruciato, preferibilmente sui falò del Venerdì Santo. Medesima sorte avrà il camice in morte dell’alluttata, allorquando dapprima sarà posto sul feretro (secondo le intenzioni della famiglia) e poi bruciato sul falò della prossima processione dei Misteri, a cura di un familiare.
Una piccola curiosità, in conclusione, la dedichiamo alla tradizione, a metà strada tra mito e leggenda, della cosiddetta “protezione della Madonna”. Nelle donne più anziane è ferma la convinzione che durante il voto la Madonna le protegga da qualsiasi accidente o problema fisico. Ecco perché le alluttate sono insensibili al caldo, al freddo, alla pioggia, e non temono di sentirsi male o di ferirsi sotto i piedi (per quelle che decidono di restare scalze); confidano, fiduciose, nella protezione della Vergine.
Tradizioni e piccoli gesti che ai più potranno sembrare anacronistici o addirittura assurdi ma che invece denotano un’incredibile carica emotiva e spirituale e che manifestano quel profondo senso di religiosità popolare che traspira da ogni singolo momento od aspetto della Settimana Santa a Sessa Aurunca.

testo di Pasquale Ago
foto di Rosario Ago

sabato 4 aprile 2009

ESPOSIZIONE DEL "MISTERO DI SAN CARLO"

Con la Quaresima che volge al termine, nelle prime ore pomeridiane del “sabato di passione” si svolge nella chiesa di San Carlo Borromeo la cerimonia dell’esposizione del “Mistero della Deposizione con la quale ci si dispone allo svolgimento dei riti della Settimana Santa così come avviene da tempi immemorabili. Questo rito, organizzato dalla Confraternita omonima, custode del “Mistero”, è particolarmente sentito dai confratelli del sodalizio e dai devoti che ogni anno affollano copiosi la piccola chiesa di San Carlo. La celebrazione liturgica è presenziata dal Cappellano della Confraternita ed è partecipata dai confratelli e da numerosi fedeli.
La chiesetta, dopo la solenne celebrazione, rimane aperta al culto per tutti i giorni della Settimana Santa in modo che i numerosi fedeli e turisti che accorrono a Sessa per vivere e toccare con mano l’eco dei riti della Settimana Santa possano adorare l’immagine della Deposizione di Gesù dalla Croce e vistare la chiesa che, unitamente alla cripta (la Terra Santa), rappresenta un piccolo scrigno di arte, cultura e tradizioni.
Foto in basso di Pasquale Ago.

venerdì 3 aprile 2009

Il Quarto Mistero

Il Quarto Mistero, simboleggia la caduta di Gesù sotto la Croce durante l'ascesa al Calvario. Dopo essere stato processato e condannato a morte, Gesù fu affidato ai soldati romani che lo caricarono con una pesante Croce di legno e lo avviarono verso il Golgota, dove sarebbe stato crocifisso. "Ed egli, portando su di sè la Croce, uscì verso il luogo detto Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero insieme a due altri" (Giovanni 19-18). Aveva le carni tutte lacerate dai flagelli, la testa coronata di spine e aveva perso molto sangue, per cui era così debole che appena poteva camminare; portava poi quel gran peso sulle spalle, i soldati gli davano spinte e così più volte cadde in questo viaggio.
La caduta sotto la Croce rappresenta il quarto Mistero Doloroso del Santo Rosario recitato il martedì e il venerdì. Il quarto Mistero, in passato, non aveva portatori tradizionali come per gli altri Misteri. Come già avvenuto per gli altri Misteri, riportiamo a corredo dell'articolo due fotografie. La prima risale al 1940 ed è in bianco e nero. La seconda ritrae il Mistero nel 2004, dopo l'ultimo intervento di restauro.
Foto di Pasquale Ago.

sabato 21 marzo 2009

Il Terzo Mistero

Siamo giunti a metà Quaresima e ieri sera, alle ore 18, presso la Chiesa di S. Giovanni a villa di Sessa Aurunca (Ce), si è svolta la tradizionale funzione per l'esposizione del terzo dei Misteri dolorosi che comporranno il corteo della processione del Venerdì Santo, a cura dell'Arciconfraternita del SS. Crocifisso. Il Terzo Mistero, simboleggia l'incoronazione di spine e la scena dell'Ecce Homo. Ecce Homo (Giovanni 19,5) significa letteralmente Ecco l'Uomo, ed è la frase che Ponzio Pilato, allora governatore romano della Giudea, ha rivolto ai Giudei nel momento in cui ha mostrato loro Gesù flagellato. Secondo il racconto dei Vangeli, al momento dell'arresto di Gesù, il Governatore lo reputava innocente, ma dato che i Giudei lo volevano giustiziare ugualmente, Pilato lo fece flagellare, credendo potesse essere il massimo della pena che gli si poteva infliggere. Quando ebbero finito con tal punizione, « i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora ed una canna tra le mani; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: "Salve, re dei Giudei!". E gli davano schiaffi.»(Gv 19,2-3). Pilato ripropose ai Giudei il Cristo coperto di piaghe e ferite sanguinanti e disse "Ecce Homo" come per dire "Eccovi l'Uomo, vedete che l'ho punito?". Ma non fu sufficiente, e fu così che i sommi sacerdoti lo fecero crocifiggere. La tradizione cristiana ha visto in questa frase una specie di conferma involontaria, anche da parte di Ponzio Pilato, del fatto che Gesù è l'uomo per eccellenza, il modello di uomo, colui che rappresenta la più alta realizzazione dell'umanità. La coronazione di spine è il terzo Mistero Doloroso del Santo Rosario recitato il martedì e il venerdì. Il terzo Mistero, in passato, veniva tradizionalmente affidato ai confratelli "artigiani" ed in particolare ai "falegnami". Come già avvenuto per gli altri Misteri, riportiamo a corredo dell'articolo due fotografie. La prima risale al 1940 ed è in bianco e nero. La seconda ritrae il Mistero nel 2004, dopo l'ultimo intervento di restauro.
Foto di Pasquale Ago.