lunedì 29 gennaio 2018

Meno 15 .... alla Quaresima !

La Quaresima si avvicina, mancano ormai solo 15 giorni al Mercoledì delle Ceneri, 14 febbraio 2018, giorno che segna l'inizio di questo periodo a noi Sessani tanto caro; un'attesa tra le più brevi degli ultimi anni (rimandiamo in proposito ad altri articoli già pubblicati in passato su questo blog).
La maggior parte dei Sessani appella con il termine “attesa" questo lasso temporale che intercorre tra l'Epifania (che segna la fine delle festività natalizie) e l'inizio della Quaresima (quest'anno soli 39 gg.).
Ma come ci si prepara all’inizio della Quaresima ?
Per rispondere a questa domanda occorre fare delle distinzioni.
Iniziamo dalla liturgia.
Nella Chiesa Cattolica un tempo esisteva il Tempo di Settuagesima (così è chiamato nel Messale di Giovanni XIII) o Tempo di Carnevale, un tempo liturgico penitenziale previsto dal calendario della forma straordinaria del rito romano. Costituiva una preparazione alla Quaresima; in questo tempo si iniziava l’astinenza dalle carni nei giorni feriali. Con una durata di due settimane e mezzo, comprendeva le seguenti domeniche, note anche con la prima parola latino del salmo dell'introito:

  • Domenica di Settuagesima "Circumdederunt" (Circumdederunt me gemitus mortis)
  • Domenica di Sessagesima "Exsurge" (Exsurge, quare obdormis, Domine)
  • Domenica di Quinquagesima "Esto mihi" (Esto mihi in Deum protectorem, et in locum refugii, ut salvum me facias)
Terminava con il Martedì grasso, cioè il giorno che precede il Mercoledì delle Ceneri. Il colore liturgico di questo tempo era il violaceo. L'altare veniva spogliato dai fiori e non si cantava la dossologia maggiore domenicale (Gloria), né l’Alleluia come acclamazione al Vangelo, sostituita dal tratto, tipico dei tempi penitenziali.
Anticamente nelle Chiese Suessane si celebrava il “Carnevale delle Ceneri”, ovvero un triduo di preparazione alla Quaresima nella domenica di Quinquagesima e nei due giorni successivi (lunedì e martedì grasso). Tale usanza è attestata nell’Archivio Storico dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso che faceva celebrare il Triduo, oltre che nella Chiesa di San Giovanni a villa (nella domenica di quinquagesima), nelle Chiese di San Francesco (annessa al Convento dei Francescani Osservanti) e nell’eremo di Santo Spirito (ancora esistente lungo la via antica che conduceva alla frazione di Marzuli).
Sempre analizzando i registri di cassa dell’Arciconfraternita del SS. Crocifisso (1769-1798) si apprende che nei giorni del Carnevale la chiesa di San Giovanni a villa veniva preparata con grande cura. I finestroni venivano oscurati con panni neri mentre l’altare, la balaustra in marmo e le portelle di ottone venivano accuratamente ripuliti da esperti maestri marmorari. Sull’altare maggiore (diverso da quello attuale) veniva montato un “tosello”, ovvero una grande macchina di legno e stoffe per l’esposizione del Santissimo Sacramento (durante le cd. “Quarantore”). I Misteri venivano ripuliti e, se necessario, accomodati da falegnami e facchini. E grande cura si riponeva nell’addobbo della Chiesa, nell’acquisto delle cere (per la Settimana Santa si acquistava cera pregiata) e nella preparazione dei paramenti sacri. E proprio per questo motivo la seconda e la terza Messa del triduo delle Ceneri venivano celebrate in altre Chiese, poiché la Chiesa di San Giovanni restava chiusa due giorni per questi “lavori preparatori”.
Nella forma ordinaria del rito romano il tempo di Carnevale ha lasciato il posto al tempo ordinario, non esiste più il Triduo di Carnevale e le Chiese non subiscono più le trasformazioni di un tempo. I fedeli si preparano a questo periodo forte del calendario liturgico in modo riservato e personale.
Veniamo ora ad un altro aspetto importante: la preparazione della “Quaresima”.
Per “Quaresima” si intende una statuina (di forma e dimensione variabile) che raffigura una vecchina “longa e teseca” (alta e magra), vestita di nero, con il fazzoletto nero sulla testa e con in mano la “conocchia” (è uno strumento che in coppia con il fuso serve a filare) e la “ramazza” (scopa), simboli del lavoro domestico di un tempo. Dall’orlo della gonna (che un tempo scendeva a campana, come era di moda) penderanno i cibi magri tipici della Quaresima: la “scella di baccalà”, il vino, le “pacche secche”, le arringhe salate ecc. Al centro verrà sospesa un’arancia, frutto del periodo, in cui saranno infisse sette piume, simbolo delle sette settimane del periodo quaresimale, sei di colore scuro ed una bianca. Le piume saranno via via tolte, ogni domenica lasciando quella bianca per ultima. La Quaresima sarà “appesa” al davanzale di un balcone  o all’interno di un portone e dopo averla esposta il più piccolo componente della famiglia ripeterà tre volte la filastrocca “Coaéresema secca secca, che se mangia pacche secche, i’ ricietti: rammene una … me schiaffai ‘nu cincofrunni ! I’ ricietti: rammene nata … Me schiaffai ‘na zucculata”. Un tempo la “Quaresima” veniva fatta saltare per aria, con uno scherzo pirotecnico, nel giorno di Pasqua e sostituita con un’altra bambola paffuta e carica di uova e dolci. Pertanto, le settimane che precedevano l’inizio del periodo quaresimale servivano a prepararne una “nuova” utilizzando materiali di scarto o comunque di poco valore. Oggi, invece, i fortunati possessori della “Quaresima” la preparano per l’esposizione negli ultimi giorni, visto che non viene più distrutta.
Come si preparano, invece, i cantori (o aspiranti cantori) del Miserere ?
Il canto del Miserere è il sottofondo del periodo Quaresimale. Le arcaiche note del Salmo 50 di Davide risuoneranno nella chiesa di San Giovanni a villa nelle celebrazioni dei “venerdì di marzo” e lungo le strade del centro storico di Sessa nelle notti del Mercoledì delle Ceneri e di tutti i venerdì quaresimali e della Settimana Santa.
I cantori del Miserere, ed in particolare gli aspiranti cantori, approfittano delle settimane che precedono la Quaresima per provare, amalgamarsi, allenare le voci. Per farlo si ritrovano in una casa isolata oppure in luogo dove nessuno potrà udirli perché il Popolo dovrà ascoltare il Miserere solo dopo la funzione delle Ceneri.
Il Prof. Nando Tommasino nel suo saggio “Giovedì Santo” del 1943 scrive in proposito: Se vi è una tradizione alla quale il popolo è veramente attaccato, è proprio questa del “Miserere”, tradizionalmente nostro perché i giovani di oggi lo hanno appreso dai nostri padri, così come questi dai nostri nonni …. Il cantarlo era per tutti il più ambito privilegio: quelli che non ancora lo conoscevano, ma che avevano desiderio di impararlo, si ritiravano in una casa dove non potessero essere uditi o in qualche portone solitario ed oscuro per apprendere un po’ alla volta, con tenacia, con pazienza, con fede quasi, per raggiungere la mèta più sospirata.
Al di là, comunque, di tutte le predette considerazioni questo è un tempo di grande fermento nella nostra città in cui tutti (o quasi) avvertono che qualcosa sta per accadere.
Ed in fondo ciò che conta davvero è il modo in cui ci prepareremo a vivere quello che verrà dopo "l'attesa"...
Buona attesa a tutti !   

domenica 9 febbraio 2014

Il mitico trio del Miserere

E’ notte, fa freddo, le strade sono deserte e silenziose, la gente dorme … all’improvviso un suono lamentoso e straziante si leva con impeto da un portone … “Miserere mei deus … secundum magnam … misericordiam tuam…
Chi vive nel centro storico lo sa … durante la Quaresima il Miserere risuona nei vicoli come un vero e proprio sottofondo, il battito di un cuore che aumenta di ritmo venerdì dopo venerdì mentre la Pasqua si avvicina.
Come si può non restare affascinati di fronte a tutto questo, come non restare ammirati e rapiti dalle arcaiche sonorità di questa preghiera (salmo 50 di Davide), incorniciate dall’architettura di un centro storico dove il tempo sembra essersi fermato ?
Non sappiamo con certezza se nel passato fosse consuetudine cantare il Miserere nei vicoli del centro storico. Lo possiamo ipotizzare leggendo il saggio di Pasquale De Luca che narra le vicende di un trio del Miserere ante litteram …  Lo possiamo desumere dal fatto che in passato (metà-fine settecento) il Miserere veniva intonato durante le “quarant’ore di adorazione eucaristica” che si svolgevano nella chiesa di San Giovanni a villa ogni venerdì di marzo, con l’esposizione dei Misteri della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo.
Ma una cosa è certa: questa pratica era certamente scomparsa all’inizio del 1900 e certamente non esistevano le cosiddette “cene del Miserere”, almeno come noi oggi le conosciamo, ovvero la tradizionale occasione di convito di tutti i cantori che poi riversano nel centro storico fino a notte inoltrata.
Possiamo, però, ricostruire ciò che accadde all’inizio degli anni 30, quando nascono "le cene del Miserere" e la tradizione si rinnova assumendo i connotati attuali.
In questo periodo un nuovo trio del Miserere muove i primi passi … o per meglio dire, intona le prime botte … Eugenio Polito (prima voce), Renato Cecere (seconda voce) e Pasquale Ago (terza voce). I tre giovani si accostano al canto con piglio diverso rispetto al passato e per questo ancora oggi li ricordiamo come il “mitico trio del Miserere”.
Eugenio Polito, classe 1910, era un giovane insegnante di scuola elementare; non era confratello, lo diventerà con votazione unanime nel 1938, era un cultore della musica ed ottimo pianista, ed infatti comporrà la marcia funebre “Cristo Miserere Mei”, da tutti conosciuta con il suo cognome, “Polito”.
Renato Cecere, classe 1908, di professione geometra, ma da tutti soprannominato “l’ingegnere”, confratello, figlio di fratello, nel 1935 verrà eletto priore e manterrà la carica fino al 1945 (in una fase travagliata della storia). Dotato di una forte personalità era tuttavia un uomo ironico e rispettato. Molti lo ricordano per la sua abitudine di salutare gli amici confratelli, in qualsiasi momento dell’anno, con la frase “meno … “ seguita dal numero di giorni che mancavano all’inizio della Quaresima 
Pasquale Ago, classe 1910, impiegato dell’ufficio delle Imposte Dirette, era figlio del confratello Vincenzo che era stato vice priore dal 1921 al 1927 e priore nel biennio 1928-29, cantore di Miserere e noto musicante (flicorno) che introdusse a Sessa Aurunca la famosa marcia funebre Lugete Veneres di P. Bennati. Dal carattere mite è stato segretario dell'Arciconfraternita dal 1936 al 1968 e corifero dell’Ufficio delle Tenebre, laddove eseguiva il canto della quarta lezione.
I presupposti c’erano tutti.
I tre, accomunati da una non comune amicizia, iniziarono a provare da adolescenti, ascoltando i cantori dell’epoca (il trio Pastore-Pastore- Amendola) ed in particolare apprendendo i segreti del canto seguendo i consigli tecnici di Vincenzo Ago (1880-1950) e di Edoardo Pastore, detto Mast’Eduà, noto sarto. Ma l’ingegnere Cecere, vera anima del trio, voleva di più … riportare il Miserere all’antica dignità.
A questo punto è d’obbligo aprire una parentesi. Nel tempo il Miserere aveva subito una inesorabile crisi. In passato esistevano diversi trii, uno per ogni Mistero. Infatti, fino al 1840 il Miserere costituiva l’unico accompagnamento musicale della processione (le marce funebri furono inserite proprio in quell’anno) ed i Misteri procedevano molto distanti fra loro (non come oggi) in una sorta di grande via crucis. Il trio più valido aveva l’onore di cantare davanti al Cristo Morto ed i cantori portavano la candela ed il libretto con il testo.
Nel tempo tutto questo cominciò a sparire e spesso a cantare erano persone che non appartenevano alla confraternita, la cui conoscenza del canto e del testo (il latino era conosciuto da pochi) erano molto discutibili.
I nostri tre giovani cantori, memori di questo glorioso passato, ma anche consapevoli della situazione presente, iniziarono a sperimentare alcuni cambiamenti volti ad armonizzare meglio le tre voci con una più chiara scansione del testo, ovviamente depurato da ogni italianizzazione. Ed il risultato fu così straordinario che, complice anche la loro appartenenza alla confraternita (mentre il trio precedente era costituito da non confratelli), nel 1935, poco più che ventenni, diventarono l’unico ed inconfondibile “Trio”.
 
La foto che vi proponiamo (proprietà famiglia Ago) li ritrae proprio durante quella processione del giovedì santo del 1935, vestiti con il sacco, con la candela accesa in una mano ed il libretto con le strofe nell’altra. La foto (una rarità per l’epoca) fu eseguita dinanzi al portone del Municipio, circondati da cittadini curiosi, mentre in alto a sinistra si nota il Palio che si staglia sulle luminarie accese (all’epoca si usava così). Questo vuol dire che cantavano davanti al Cristo Morto ... un vero e proprio ritorno al passato.
Canteranno insieme per circa trent’anni, fin quando, alla fine degli anni 50 il cantore Eugenio Polito, preoccupato dal calo della sua voce, per l’avanzare degli anni, deciderà di non cantare più. Gli altri due cantori continueranno a cantare con altre prime (anche se la differenza era evidente a tutti) fino al 1968, anno in cui morì improvvisamente, ed a soli 58 anni, la terza voce, Pasquale Ago. Si chiuse così, per sempre, una bella storia di amicizia e di confraternita; a raccogliere il testimone furono tre giovani confratelli, Antonio Aurola, Vincenzo Ago (figlio di Pasquale) ed Emilio Galletta, che ancora oggi costituiscono il trio anziano del Miserere.
Ma quel mitico trio resterà per sempre legato alla storia delle nostre tradizioni.
Non solo perchè riportarono il Miserere nella giusta dimensione, riattribuendo al canto la dignità che meritava ma anche perché ebbero il merito di dare avvio alle cosiddette “cene del Miserere”, in questo aiutati e sostenuti da altri confratelli come Ariosto Aurola (padre del cantore Antonio), Eduardo D’Ari, Luigi Izzo, Peppino Della Rosa, Fabio Rozzera, Raffaele Marchegiano ed altri.
Fu una scelta naturale, spontanea, dettata dall’esigenza di ritrovarsi con gli amici per rinsaldare i rapporti confraternali e di amicizia, per discutere dell’organizzazione della processione, prima di iniziare il consueto giro per le vie del centro storico.
All’ingegnere Cecere, in particolare, il merito di aver ispirato un menù appropriato, che ovviamente escludeva la carne, e di aver ideato alcune delle caratteristiche usanze che ancora oggi resistono immutate, anche se ammantate da velo di riservatezza.
Così tutto ebbe inizio e così - speriamo - tutto continuerà ad essere …ua

giovedì 22 agosto 2013

La processione della Madonna del Popolo e di San Leone IX

L’antica processione dei Santi Patroni (S. Leone IX e la Madonna del Popolo) della città di Sessa Aurunca (Ce), che da secoli si tiene nella mattina del Lunedì in Albis, ha subito nel tempo diversi cambiamenti che qui di seguito cercherò sinteticamente di ricordare a futura memoria.
Innanzitutto bisogna precisare che la presenza delle associazioni laicali e delle confraternite cittadine è figlia delle riforme introdotte dal Vescovo Mons. Costantini alla fine degli anni 60 poiché in precedenza le due statue procedevano con la sola presenza del clero.
La statua di San Leone IX, più piccola e preziosa di quella attuale (l'originale fu trafugata all’inizio degli anni 80), veniva portata a spalla da otto accollatori che indossavano mantelle prese in prestito dalla confraternita di San Biagio o di San Carlo Borromeo.
I portatori della Madonna, invece, indossavano lo stesso abito in uso oggi con l'aggiunta del cappuccio e dei guanti bianchi, in segno di rispetto alla Vergine (sarebbe auspicabile il recupero di questa usanza).
Davanti alla statua procedevano, divisi in doppia fila, i seminaristi ed il clero; proprio davanti alla Statua della Madonna, procedeva il Vescovo, con paramenti solenni, ed il Capitolo Cattedrale.
In mezzo alle due file del clero, miriadi di bambini (maschi e femmine) vestiti da angeli (ed arcangeli) con preziosi abiti turchini e dorati inondavano l’aria di odoroso incenso.
Ai due lati della Statua c’erano artistici fanali di legno indorato portati da giovani seminaristi.
Dietro alla Madonna c’era il palio ancora oggi in uso durante la processione del Corpus Domini (anche questa usanza dovrebbe essere recuperata).
Il percorso e la durata della processione non hanno subito particolari variazioni se non negli anni 50-60 del secolo scorso quando, in concomitanza con la realizzazione delle prime case popolari (nell'attuale viale Trieste), il corteo, giunto in prossimità di piazza Tiberio, deviava per via delle Terme e attraverso la strada esterna scendeva fino alla piazzetta di quello che un tempo era chiamato "rione semicerchio" per poi risalire attraverso la porta dei Cappuccini ed il Corso.
La processione, però, effettuava una sosta dinanzi alla Chiesa di S. Anna, luogo dove fu rinvenuto il quadro della nostra Patrona. Qui le suore del omonimo convento (finché hanno operato) offrivano a tutti i partecipanti una pagnottella di pane bianco benedetta che sarebbe stata consumata di lì a poco durante il pranzo della festa che seguiva la processione.
La banda musicale ha fatto il suo ingresso nel corteo solo nella seconda parte dell’ottocento. In precedenza il sottofondo musicale era garantito dalla presenza di cori di voci bianche che intonavano l’Ave Mari Stella, canto ancora oggi molto amato dai sessani ed associato proprio al culto per la nostra Avvocata.
Sui davanzali dei balconi si stendevano le coperte “buone” e si lanciavano petali di rosa al passaggio della Madonna.
Ingente (e superiore ad oggi) era la partecipazione della popolazione non solo di quella residente in Sessa ma anche proveniente dalle frazioni e dai casali limitrofi visto che la Madonna del Popolo è anche Patrona della Diocesi.

L'incontro tra San Carlo e l'Addolorata

Uno dei momenti più toccanti della Settimana Santa a Sessa Aurunca (Ce) è l’incontro tra i gruppi statuari della Deposizione (popolarmente definito il Mistero di San Carlo in onore della confraternita omonima che lo custodisce) e dell’Addolorata (custodito dall'Arciconfraternita del SS. Rifugio) che avviene all’inizio della processione del Sabato Santo mattina all’incrocio fra via Mozart e Corso Lucilio. Mentre il Mistero di San Carlo procede da via Mozart verso il Corso Lucilio, l’Addolorata sta già scendendo attraverso il Corso e sulle struggenti note di “Una lacrima sulla tomba di mia madre” del maestro A. Vella, le due statue s'incontrano, muovendo l’una verso l’altra fin quasi a toccarsi per poi iniziare il percorso congiunto attraverso il centro storico della città. Ma quando nasce questa usanza ?
Partiamo da due importanti premesse:
1-) fino al 1957 la processione del Sabato Santo si svolgeva nella mattina del Venerdì Santo (e quella dei Misteri nella sera del Giovedì Santo).
2-) fino al 1967 i due cortei di San Carlo e dell’Addolorata procedevano separati ed il loro incontro era visto come foriero di sventure (a Sessa si diceva "se s'incontrano S. Carlo e l'Addolorata viene la fine del mondo"). Infatti, le due processioni ebbero origine in momenti diversi e le due confraternite si contendevano il diritto di precedenza.
Nel 1968 l’Ordinario Diocesano pro tempore, Mons. Vittorio Maria Costantini, decise di unire i due cortei dando vita alla processione che oggi conosciamo ed amiamo.
Forte fu lo stupore nella popolazione quando nel 1968, per la prima volta nella storia, i due cortei si incontrarono proprio all’altezza dell’incrocio di quella che all’epoca si chiamava Via Roma. E non venne la fine del mondo ...
I primi episodi di “saluto” da parte del Mistero di San Carlo verso l’Addolorata iniziarono solo più tardi e cioè verso la fine degli anni 70. Inizialmente si trattava più che altro di un gesto di rispetto reciproco fra le due confraternite destinato a limare secoli di incomprensioni e contrasti. Basta guardare, infatti, un VHS degli anni 80, oppure dell’inizio degli anni 90, per verificare che il Mistero di San Carlo veniva girato solo per ¼ verso la Madonna Addolorata (che si trovava ben distante) per poi girare subito verso il Corso iniziando la discesa verso la porta dei Cappuccini. Anche la marcia di sottofondo non era “Vella” ma “Schianto” del Maestro Lombardo.
Verso la fine degli anni 90 le amministrazioni delle due confraternite, consapevoli della bellezza di questo momento, molto partecipato dal popolo (nonostante l’orario e la stanchezza accumulata durante la processione della sera precedente) decisero di intensificare il pathos del saluto fino a trasformarlo in quello che oggi viene giustamente definito “incontro”. Così nel decennio scorso l’incontro assunse le fattezze attuali ed ovviamente come sottofondo non poteva che essere scelta la marcia “Vella”, la più amata dai Sessani e che meglio si concilia con la “cunnulella” che rende davvero speciale ed emozionante questo momento.
E’ davvero singolare pensare che fino a qualche decennio fa l’incontro tra le due statue era visto con terrore dalla popolazione (anche a causa degli scontri, spesso anche fisici, del passato) mentre oggi rappresenta uno dei momenti più sentiti e partecipati della Settimana Santa suessana.
Ciò dimostra che la tradizione nel tempo può anche mutare purchè ciò avvenga con moderazione e mirando sempre al miglioramento nel rispetto dei principi religiosi che devono informare queste sacre rappresentazioni.

giovedì 10 gennaio 2013

Tempo di Settuagesima o Tempo di Carnevale

Nella Chiesa Cattolica il Tempo di Settuagesima (così è chiamato nel Messale di Giovanni XIII) o Tempo di Carnevale è un tempo liturgico penitenziale previsto dal calendario della forma straordinaria del rito romano. Costituisce una preparazione alla Quaresima; in questo tempo si iniziava l’astinenza dalle carni nei giorni feriali. Ha una durata di due settimane e mezzo, e comprende le seguenti domeniche, note anche con la prima parola latino del salmo dell'introito:
  • Domenica di Settuagesima "Circumdederunt" (Circumdederunt me gemitus mortis)
  • Sessagesima "Exsurge" (Exsurge, quare obdormis, Domine)
  • Quinquagesima "Estomihi" (Esto mihi in Deum protectorem, et in locum refugii, ut salvum me facias)
e termina con il Martedì grasso, cioè il giorno prima del Mercoledì delle Ceneri. Il colore liturgico  di questo tempo liturgico è il violaceo. L'altare è spogliato dai fiori e non si canta la dossologia maggiore domenicale (Gloria), né l’Alleluia come acclamazione al Vangelo, che è sostituito dal tratto, tipico dei tempi penitenziali. Nella forma ordinaria del rito romano il tempo di Carnevale ha lasciato il posto al tempo ordinario.

I tentativi di prolungare la Quaresima, che in origine durava sei settimane per portare i giorni di digiuno effettivo a quaranta, ebbero inizio nella seconda metà del V secolo. In due distinti sermoni di san Massimo di Torino troviamo prima rigettata (451) e poi approvata (465) l'usanza di anticipare la Quaresima di una settimana, che in quell'epoca si stava diffondendo. Questo perché l'uso orientale considerava festivi ed esenti dal digiuno quaresimale il sabato e la domenica, quindi per compiere la sacra quarantena digiunale nella settimana di settuagesima si eliminava l'uso di carne, in quella di sessagesima l'uso di latticini nel lunedì di quinquagesima iniziava il digiuno quaresimale vero e proprio. Nel VI secolo san Cesario di Arles prescrive alle vergini di iniziare il digiuno una settimana prima dell'inizio della Quaresima, segnando l'inizio della Quinquagesima. Tuttavia alcuni concili francesi dell'inizio del VI secolo condannano ancora la pratica della Quinquagesima, per salvaguardare l'unità dei costumi. Nel 542 san Cesario prescrive ai monaci l'anticipo del digiuno a partire da due domeniche prima dell'inizio della Quaresima. Solo verso la fine del VI secolo o verso il principio del VII si parla a Roma di Sessagesima e Settuagesima, citata questa per la prima volta nelle omelie di san Gregorio Magno. Queste usanze da Roma si diffusero dapprima nell'Italia settentrionale e poi in tutta Europa. In Inghilterra giunsero alla fine del VII secolo, in Irlanda dopo il IX secolo. Pare che inizialmente la prima settimana di Settuagesima non fosse un periodo di digiuno, che era limitato alle altre due settimane e si estese alla prima solo nel IX secolo. Sempre all'inizio del IX secolo è attestata la prima differenziazione liturgica, con la sospensione del Gloria e dell'Alleluia. Secondo alcuni fu papa Gregorio VII nella prima metà dell'XI secolo a sancire universalmente quest'uso liturgico.
Di seguito riportiamo, a puro titolo informativo, le date del Tempo di Settuagesima per l'anno in corso:
Settuagesima: 27 gennaio 2013
Sessuagesima: 3 febbraio 2013
Giovedì grasso: 7 febbraio 2013
Quinquagesima: 10 febbraio 2013
Martedì grasso: 12 febbraio 2013

(fonte wikipedia)

giovedì 3 gennaio 2013

Meno 40 !

La Quaresima si avvicina, mancano ormai solo 40 giorni al Mercoledì delle Ceneri, 13 febbraio 2013, giorno che segna l'inizio di questo periodo a noi Sessani tanto caro; un'attesa, quella del 2013, tra le più brevi degli ultimi anni (già in passato su questo blog è stato affrontato l'argomento).

I confratelli più anziani indicavano con il termine "attesa" il periodo che intercorreva tra una Pasqua ed il Mercoledì delle Ceneri dell'anno successivo.
A molti potrà sembrare assurdo ... pensare che ci sono persone che fanno il conto alla rovescia già dalla fine della processione del Sabato Santo ... ma è così ... e sono anche tanti a farlo, come testimoniano i tanti gruppi presenti su internet e su facebook !

Il compianto Geom. Renato Cecere (per tutti l'ingegnere), confratello del SS. Crocifisso e seconda voce storica del Miserere, durante l'anno salutava gli amici con "meno .....". E questo in qualsiasi periodo e circostanza ! 

La maggior parte dei Sessani definisce "l'attesa" come il periodo che va dall'Epifania (che segna la fine delle festività natalizie) all'inizio della Quaresima. In questo senso il 2013 ci riserverà un'attesa breve di soli 37 gg.

Tuttavia, l'attesa è quella che separa la Pasqua dell'anno precedente dall'inizio della Quaresima dell'anno successivo.

Per distinguerle chiameremo quest'ultima ... "attesa annuale".

La durata delle due "attese" non sempre coincide poichè può anche esserci un'attesa annuale breve cui però non corrisponde un'attesa dall'Epifania altrettanto breve (come avviene quest'anno).

Alcune persone ... a 40 giorni dall'inizio della Quaresima si scambiano un saluto augurale poichè per loro ha inizio un periodo di preparazione (azzardando potremmo quasi definirla una "Quaresima della Quaresima"...) e proprio per questo la nota viene pubblicata proprio oggi ... a - 40 dalle Ceneri.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono state le attese più brevi degli ultimi anni e cosa accadrà nei prossimi due.

Partiamo dal calcolo "dell'attesa annuale" ovvero del periodo che intercorre tra una Pasqua ed il Mercoledì delle Ceneri dell'anno successivo. Nel 2008 la Pasqua, che cadeva il 23 marzo, fu la più bassa degli ultimi 60 anni (e lo sarà anche dei prossimi 50). In quel caso l'attesa annuale fu brevissima (304 gg.) e così pure l'attesa fra l'inizio della Quaresima, che cadeva il 6 febbraio, e l'Epifania, in tutto solo 30 giorni.

Quest'anno avremo un'attesa annuale breve (310 gg.) poichè la Pasqua 2013, che cadrà il 31 Marzo, seguirà un'altra Pasqua bassa, quella del 2012 che cadde l'8 aprile. Altrettanto breve sarà, come detto, l'attesa fra l'Epifania e l'inizio della Quaresima, pari a soli 37 gg.
Ma passiamo ai calcoli (in parentesi la data della Pasqua). Iniziamo dal calcolo dell'attesa tra una Pasqua e la Quaresima successiva:


Anno 2008 - (23 Marzo) 304 giorni


Anno 2009 - (12 Aprile) 339 giorni


Anno 2010 - (4 Aprile) 311 giorni


Anno 2011 - (24 Aprile) 339 giorni


Anno 2012 - (8 Aprile) 305 giorni


Anno 2013 - (31 Marzo) 310 giorni


Anno 2014 - (20 Aprile) 339 giorni


Passiamo ora al calcolo dell'attesa tra l'Epifania ed il Mercoledì delle Ceneri (in parentesi la data del Mercoledì delle Ceneri)


Anno 2008 - ( 6 Febbraio) 30 giorni


Anno 2009 - (25 Febbraio) 49 giorni


Anno 2010 - (17 Febbraio) 41 giorni


Anno 2011 - ( 9 Marzo) 61 giorni


Anno 2012 - (22 Febbraio) 46 giorni


Anno 2013 - (13 Febbraio) 37 giorni


Anno 2014 - ( 5 Marzo) 57 giorni.

Oggi, 3 gennaio, con le feste natalizie che volgono al termine (ma che ancora non sono terminate), molti sessani già avvertono qualcosa di diverso nell'aria, una sensazione di trepidante attesa che monterà sempre di più, giorno dopo giorno ... specie dopo l'Epifania ... Come abbiamo visto, a volte questa attesa è breve (come quest'anno), altre volte lo è meno...

Ad alcuni piace la Pasqua alta, ad altri quella bassa, ma in fondo ciò che conta davvero è il modo in cui ci prepareremo a vivere quello che verrà dopo "l'attesa"...
Buona attesa a tutti !

lunedì 17 settembre 2012

La processione dell'Addolorata dell'Annunziata

Ieri sera, domenica 16 settembre 2012, si è svolta a Sessa Aurunca (Ce) la tradizionale processione del quadro della Pietà, conservato nella Chiesa dell’Annunziata. Una processione a cui la popolazione (specie quella più anziana) è molto legata, che si svolge ogni sette anni in occasione della festività dell’Addolorata che ricade il 15 settembre. La processione, è iniziata alle ore 19 ed è terminata alle ore 20:45, dopo aver attraversato quasi tutto il centro storico percorrendo nell’ordine: via Giovanni Bruno, via Ospedale (fino alla piazzetta delle case popolari), di nuovo via Giovanni Bruno, piazza XX Settembre, Corso Umberto I°, Corso Lucilio (fino all’arco dei Cappuccini), via Paolini, piazza Duomo, via Garibaldi e di nuovo corso Umberto I° e piazza XX Settembre. L’accompagnamento musicale è stato curato dal Concerto Bandistico Città di Sessa Aurunca diretto dal M° Prof. Benedetto Zonfrillo.
Molti concittadini, soprattutto i più giovani, non conoscono le origini di questa antica processione che si svolge ogni sette anni da almeno due secoli e mezzo. Per questo motivo abbiamo ritenuto utile dedicare questa nota a quella che è probabilmente la meno conosciuta di tutte le antiche tradizioni suessane. Iniziamo dall'esame del quadro e dalla sua storia.
Trattasi di un olio su tavola del XV secolo, di autore anonimo, che raffigura il corpo di Cristo morto disteso tra le braccia della Madre, dal volto dolente, che con una mano gli sorregge il capo e con l’altra tiene il braccio sinistro. Dietro la scena si distende un ampio paesaggio collinare. Esso proviene dalla diruta chiesa di S. Biagio (le cui rovine sono ancora oggi visibili in piazza Giovanni Bruno) e, in particolare, dalla cappella della famiglia Mennillo. Nella seconda metà del 1700 fu trasferita nell’Oratorio dell’Annunziata, restaurato dai Sessani nel 1817. Posto a destra del presbiterio, l’oratorio presenta una volta a padiglione, decorata a rosoni e cornici mistilinee. Due finestre strombate si aprono sulla parete destra, mentre sull’altare, in marmi policromi, si trova la cona marmorea con il dipinto della Pietà. L’opera non è priva di suggestioni: ne è prova il volto della Vergine, scavato dal dolore, che si contrappone a quello livido del Figlio morto. Il Prof. M. Villucci prendendo spunto dal gusto popolaresco ed espressivo che promana dall’opera, con aperture culturali in direzione della Catalogna e delle Marche, la pone in stretto rapporto iconografico con ambedue le Pietà di Roberto d’Oderisio, l’una nella Chiesa della Pietatella alla Carbonara di Napoli e l’altra nel Museo Pepoli di Trapani e l'apparenta, altresì, con la Pietà della Chiesa dell’Annunziata di Maddaloni, attribuita al primo decennio del XV secolo.
Il dipinto è stato restaurato due volte nel secolo scorso. La prima volta nel 1950, con un intervento particolarmente infelice, e la seconda volta nel 1986, con un restauro accurato eseguito dal Dr. Giuseppe Maietta di Marcianise.
Il quadro, ogni anno, nel mese di settembre, viene esposto alla pubblica devozione sull’altare maggiore della Chiesa dell’Annunziata in occasione del novenario che culmina con la celebrazione del 15 settembre. Inoltre, ogni sette anni, il dipinto, inserito in una preziosa macchina processionale in ottone ed argento (che ricorda nelle fattezze quella della Madonna del Popolo, anche se di dimensioni inferiori) montata su una base di legno indorato, viene portato a spalla (da 6 persone) attraverso le principali vie della città. Da alcuni anni ad occuparsi dell’organizzazione della processione e del trasporto del quadro è l’arciconfraternita di S. Biagio, proprietaria del dipinto che, come detto, era conservato proprio nella chiesa intitolata al Vescovo di Sebaste di proprietà del sodalizio.
Ma quando ha origine questa processione ?
Secondo la tradizione, in seguito ad un nubifragio ed ad una grandine copiosissima caduta nella notte del 21 novembre 1763 mons. Granata (Vescovo pro tempore) impose che dalla Chiesa di S. Biagio partisse una processione penitenziale con l’immagine dell’Addolorata, evidentemente già fonte di particolare devozione popolare. L’immagine rimase esposta per otto giorni nella Cattedrale dove fu oggetto di venerazione da numerosissimi fedeli venuti, anche dal circondario, per scongiurare la protezione contro le calamità in corso. E la Vergine Addolorata accolse le suppliche del suo popolo per cui l’immagine fu riportata nella chiesa di San Biagio con una processione festosa. Tuttavia a causa del notevole culto popolare che si sviluppava giornalmente, con una ressa di fedeli che giungevano da tutti i casali, e per la ristrettezza della Chiesa, si decise di edificare un altare dedicato all’Addolorata nella più capiente e vicina chiesa dell’Annunziata dove l'immagine fu traslata. Inoltre, dal 1763 il Vescovo Granata stabilì che ogni sette anni avesse luogo la processione dell'immagine miracolosa per le vie della città in occasione della festività dell’Addolorata (per l’appunto il 15 settembre). E da allora, ogni sette anni, si svolge questa antica processione.
Nel passato, in occasione della processione settennale, si organizzavano grandiosi festeggiamenti popolari, spesso superiori per sfarzo alla stessa festa della Titolare, la Madonna del Popolo. Negli ultimi decenni, però, la festa popolare ha lasciato spazio alle cerimonie religiose e ciò ha consentito il recupero del significato puramente religioso, e quasi penitenziale, di questa processione che si svolge in un clima sobrio ed appropriato.
Appuntamento al 15 settembre 2019 !

Bibliografia essenziale:
  1. Il Mensile Suessano n. 64 - Rassegna stampa "Sono 500 anni che il popolo sessano venera l'Addolorata" (1988)
  2. Sessa Aurunca. Un itinerario storico - artistico. M. Villucci - A.M. Romano (1998).
  3. Frati e fabbriche. I Conventi maschili di Sessa Aurunca. G. Di Marco - G. Parolino (2000).

venerdì 10 febbraio 2012

La Confraternita di S. Maria della Misericordia


Nell’antica chiesa di San Giovanni “ad plateam” (a piazza), lungo Corso Lucilio, fu eretta la confraternita di S. Maria della Misericordia (detta popolarmente della “Misericordia”). I primi segni della sua esistenza si rinvengono già nel 1527 ma il sodalizio ottenne il riconoscimento canonico solo il 18 aprile del 1536 con bolla dell’arcivescovo metropolita di Napoli e, successivamente, l’inquadramento giuridico ottenendo il Regio Assenso il 27 settembre 1765 con decreto emesso dal comitato di reggenza, stante la minore età di Ferdinando IV. La vita della congregazione era regolata da un complesso statuto composto di 121 regole, anch’esse approvate nel 1765. La confraternita eleggeva l’Amministrazione (Priore e due assistenti), ogni anno, il 29 aprile (giorno in cui si festeggiava S. Leone IX, protettore della Città), e celebrava solennemente la festa della congregazione il giorno di Pentecoste, portando in processione la seicentesca statua della Madonna della Misericordia, ancora oggi esistente e conservata in una nicchia posta sull’altare laterale sinistro della Chiesa (la statua, un tempo ammirata per la sua bellezza, è stata sottoposta a svariati e discutibili interventi di restauro nel secolo scorso). Questa processione veniva popolarmente chiamata la "processione delle rose" perchè al passaggio della Madonna si lanciavano dai balconi petali di rosa.
L’ente era impegnato in una fervente opera caritativa ed assistenziale ma data la scarsità di rendite i confratelli erano obbligati a turno a questuare il Giovedì in Sessa mentre gli amministratori questuavano per le campagne durante i raccolti. Con i fondi ottenuti, oltre a sostenere le attività di culto, la congregazione stanziava annualmente una somma di dodici ducati per una giovane, figlia o sorella di Confratello, che si maritasse o si facesse monaca di clausura. Per regolare le attività di culto, i Confratelli stipularono una convenzione nel 1763 con l’allora Vescovo Mons. Granata (ancora conservata presso l’Archivio Diocesano), in cui si stabilivano i giorni del mese nei quali i confratelli potevano officiare senza disturbare le cerimonie parrocchiali e lo stipendio che doveva essere versato al Parroco, che era anche il Cappellano della Confraternita. Questo sodalizio seppe mantenere il passo, per oltre due secoli, con le altre confraternite sessane ed occupò un posto non secondario tra le istituzioni che hanno contribuito a rafforzare i sentimenti religiosi e morali dei cittadini. La nota de’ luoghi pii laicali e misti ….. della Metropolia Napoletana, compilata nel 1788, l’assoggettava ad una contribuzione annua, a favore dell’arcivescovo metropolita, di ducati 4,50. Un importo piuttosto elevato che induce a considerare questa congrega tra le prime per importanza e frequenza di cerimonie liturgiche. Svolgeva la sua processione penitenziale durante la Settimana Santa nella pomeriggio del Mercoledì Santo. Infatti, nel carteggio, reso greve dal peso di ricorsi, controricorsi e decreti, accumulatisi negli anni intorno al 1770, per stabilire i diritti di precedenza durante le processioni, Ferdinando IV ordinò che essa doveva occupare l’ultimo posto (essendo la seconda per fondazione dopo l'Arciconfraternita di S. Biagio, che aveva l'onore di aprire la Settimana Santa). A partire dalla seconda metà dell’Ottocento ebbe inizio un lungo ed inesorabile periodo di decadenza. Difatti, nell’inventario prefettizio del 1873, le sue rendite s’erano ridotte a sole £ 142,96. F. Sacco afferma che la confraternita era estinta già nel 1898; al contrario continuò faticosamente ad esistere fino agli anni 50-60 del novecento. L’ultima processione di cui si abbia memoria risale al 1951, anno in cui Sessa fu colpita da un grave terremoto che indusse le confraternite della città a dar vita a processioni penitenziali straordinarie. Gli ultimi confratelli stabilirono la loro sede nella Sartoria “Aulicino” sita in via Garibaldi (oggi non più esistente), fino alla fine degli anni sessanta quando il sodalizio, nell’indifferenza generale, cessò di esistere. I confratelli indossavano una mozzetta di color rosso "cremisi", più vicino ad un rosa scuro (molto simile al colore che hanno le "attuali" mozzette dell'Arciconfraternita di S. Biagio), saio e cappuccio bianchi ed un cordone dello stesso colore della mozzetta. Caratteristico era lo stendardo sulla cui sommità veniva montato un mazzetto di rose dello stesso colore delle mantelle dei confratelli. Nella Chiesa di S. Giovanni a piazza si possono ancora ammirare i segni di questa congregazione. In particolare, sul soffitto della Chiesa è ancora perfettamente conservato un dipinto di forma circolare che riproduce la Vergine Maria con in braccio il Bambino mentre accarezza due incappucciati della confraternita. Anche sulla facciata della Chiesa è ben visibile un bassorilievo con il simbolo della congregazione, sebbene il colore sia ormai quasi del tutto illegibile. Di recente, sono stati ritrovati la preziosa coltre funeraria (con ricami in filo d'oro), lo stendardo, la Croce penitenziale ed alcuni abiti che, grazie all'intervento di benemeriti concittadini, sono stati restaurati ed esposti alla cittadinanza a testimonianza della presenza di questo sodalizio nella storia della nostra città (le foto esposte sono di Giampaolo Soligo). La lunga storia di questo sodalizio termina, anche legalmente, il 6 dicembre 2010 allorquando è stata dichiarata la sua estinzione con decreto del Ministero dell'Interno pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 27 del 3 febbraio 2011. Chissà ... forse un giorno qualcuno deciderà di rifondare questa congregazione ereditando un importante lascito storico, culturale e religioso che non doveva andare perduto.

domenica 5 febbraio 2012

L'antica processione del Mistero di San Carlo

In questa fredda, freddissima domenica invernale di inizio febbraio, proponiamo un altro cimelio storico di grandissima importanza nell’intento di scaldare gli animi di tutti gli appassionati delle nostre antiche tradizioni … Dopo aver esaminato in sequenza una foto della processione dell’Addolorata ed una dei Misteri del SS. Crocifisso, dedichiamo uno spazio alla processione del Mistero della Deposizione (S. Carlo).
L’immagine che pubblichiamo è dello stesso anno di quella dell’Addolorata pubblicata alcuni giorni fa, risalente, dunque, al Venerdì Santo 8/04/1898 e ritraente il Mistero della Deposizione che scende lungo Corso Lucilio nei pressi di quello che un tempo era l’ufficio dei “Regi Telegrafi” (di lì trasferito nel 1902), oggi sede di un negozio di abbigliamento (di proprietà del Sig. Pierluigi Marchegiano). La fotografia è in ottime condizioni, molto nitida e ricca di dettagli (in condizioni migliori rispetto all’altra) alcuni dei quali davvero interessanti.
Iniziamo dal contesto. La fotografia è stata scattata nel bel mezzo di una giornata serena (a guardare il cielo) e l’illuminazione è intensa non generando ombre sulla facciata delle abitazioni (come nella fotografia dell’Addolorata), ma solo sotto il berretto del Carabiniere e la bombetta del signore visibile sul lato sinistro (questo vuol dire che il Sole era ben alto nel cielo). Anche gli occhi corrucciati dei portatori, tipici di uno sguardo disturbato dal Sole “negli occhi”, confermano che la foto è stata eseguita con il Sole alle spalle del fotografo (come d'altronde era necessario fare per non saturare le prime delicate pellicole dell'epoca), in un orario compreso tra le 12:30 e le 13:30, in linea con gli orari tipici di questa processione che - lo ricordiamo (confronta altro articolo) - procedeva separata da quella dell’Addolorata (onde evitare spiacevoli incontri), precedendola e concludendosi tra le 14 e le 15.
Il primo è più rilevante elemento della fotografia sono i due angioletti “maschi” visibili proprio in primo piano, davanti alla statua. Oggi siamo abituati a vedere solo le “bambine” vestite da “angioletti” e spesso in un’età così precoce da costituire un ostacolo alla stessa processione (poichè non sono in grado di camminare da sole). In passato, invece, gli angioletti erano bambini “maschi” di età compresa fra i 3 ed 8 anni in grado di camminare da soli. I due bambini non vestono l’abito tradizionale a cui oggi siamo abituati (di colore nero ed argento) ma uno sfarzoso abito bianco e celeste, con fibie ed inserti dorati ed elmetti con riccioli d’oro e artificiosi pennacchi e piumaggi. Inoltre, uno dei due (quello di sinistra) impugna con la mano destra quella che sembra una piccola spada mentre l’altro (quello a destra) regge una catenella, quasi sicuramente un incensiere. Più che di abiti possiamo parlare di vere e proprie riproduzioni delle armature con cui veniva tradizionalmente rappresentato l’Arcangelo S. Michele nell’iconografia classica (confronta l’immagine). Abiti sfarzosi, sicuramente molto costosi e difficili da confezionare, appannaggio dei piccoli rampolli delle famiglie più ricche e benestanti. Questi stessi abiti venivamo poi riutilizzati durante la processione della Madonna del Popolo del Lunedì in Albis poichè la presenza di questi piccoli bambini dall’aspetto puro ma nel contempo minaccioso, come tutti gli arcangeli, esercitava un’importante funzione esorcizzante sul popolo. In una futura nota, in cui pubblicheremo altre foto che mostrano angioletti simili in altre processioni degli anni 20, spiegheremo in dettaglio l’origine di questa tradizionale usanza, la sua evoluzione nel corso del tempo ed il motivo per cui la presenza dei maschietti non deve stupire.
Nell’immagine si notano almeno sei piccoli confratelli (uno di questi porta in mano una grossa candela spenta), quattro dei quali sotto la base della statua. La presenza di così tanti bambini (evidentemente richiamati dalla novità della fotografia) testimonia, ancora una volta, l’attaccamento delle nuove generazioni verso le nostre antiche tradizioni. Purtroppo, non ci è possibile individuare nessuna di queste persone, la più giovane delle quali è sicuramente deceduta già da molto tempo.
Ad una prima occhiata risalta l’assenza del pallio; tuttavia esaminando la foto con maggiore attenzione si può intravedere che il pallio è presente ma nascosto dietro la statua (osservate con attenzione il piccolo riquadro vicino alla mano abbassata di Gesù e vedrete il pomo di una delle aste).
Anche in questa fotografia fanno bella mostra di sé due carabinieri in alta uniforme, uno dei quali è proprio in primo piano, con i suoi baffoni (di moda in quel periodo), la sua bella divisa dai bottoni dorati e la spada d’ordinanza nel fodero. Si notano anche alcuni bambini, un adulto in borghese, e in lontananza due donne su un balcone. Ad incorniciare la scena i palazzi del Corso Lucilio, tutti ben tenuti, e squadrati.
Analizziamo ora la statua, evidenziando le principali differenze con il presente.
I portatori sono 4, due per sdanga, ciò vuol dire che in totale dovevano essere 8, forse 10, contro i 24 e più di oggi. Considerando che la processione aveva una durata maggiore rispetto a quella attuale, dovevano essere persone molto robuste per sopportare il notevole peso del Mistero in così pochi e per tante ore, forse uomini di mestiere (ricordiamo che un tempo l’appartenenza alla confraternita di S. Carlo Borromeo era riservato solo a persone di classe sociale medio-bassa), ed il viso dei portatori sembra confermare questa nostra supposizione. Le sdanghe erano molto corte, non più di 30 /40 cm, ed infatti il secondo portatore riesce a stento ad inserire la testa (anche a causa del giardinetto). Sdanghe così corte (come quelle che appaiono nell’altra foto dell’Addolorata) ci indicano che, probabilmente, in passato il numero dei confratelli portatori era di 6 o addirittura di 4 (Pasquale De Luca, noto giornalista suessano dell’ottocento, in un suo articolo del 1861 parla di sei portatori). E ciò non deve stupire visto che le due processione di San Carlo e del SS. Rifugio sono più recenti rispetto a quella dei Misteri del Venerdì Santo ed è probabile che le due confraternite, almeno all'inizio, abbiano tentato di imitarne i tratti salienti, anche con riferimento al numero dei portatori.
I confratelli indossano delle mantelle che ancora oggi è possibile vedere durante le processioni del Mercoledì e Sabato santo, che nelle foto sembrano pulite e senza scoli di cera.
Sulla pedana (di legno spesso almeno 10 cm) spiccano alcuni elementi interessanti. Intanto possiamo ammirare un bel gardinetto di metallo (forse argento?) con 10 candele composto da tre candelieri separati (due laterali, con tre candele ognuno, ed uno centrale, con quattro ceri). Dietro al gardinetto si possono identificare delle candele votive appoggiate sulla base, segno che l’usanza di donare la cera alla confraternita durante la processione è molto antica. Ai due lati della statua ci sono due mazzetti di “camelie” (non si riesce a capire se bianche o rosse) che sembrano essere attaccati su due supporti di legno, forse in origine utilizzati come sostegni per lumetti votivi.
La Madonna appare nella postura attuale con un abito ed un mantello identici a quelli attuali (anche il colore sembra lo stesso) ma il braccio destro (quello con il fazzoletto) è scoperto (mentre oggi viene coperto con il mantello).
Le due figure ai piedi della Croce sono rivolte di profilo, guardando verso l'addome del Cristo (oggi sono spostate leggermente più indietro e guardano in avanti). D’Arimatea e Nicodemo indossano il tipico copricapo arabeggiante ma invece dei piumaggi ci sono due pennacchi bicolore (blu e rosso) di quelli in uso ai Carabinieri (ed ancora oggi visibili nell’uniforme storica dell’Arma). Inoltre, dai loro copricapo (confrantate la figura di destra) discende un velo bianco leggermente più lungo di quello attuale ed impreziosito da vistosi merletti di pregevole fattura artigianale (oggi, invece, c'è un velo semplice). Il personaggio alla destra della Croce è rivolto di profilo ed ha il braccio sinistro disteso ed abbassato, indossando un mantello scuro (crediamo marrone) con un bordino dorato ed una cintura lunga e chiara (forse gialla) composta da due nastri di stoffa. Non riusciamo, purtroppo, ad ammirarne le calzature. Il personaggio di sinistra, invece, ha il capo ed il corpo inclinato verso destra (sinistra per chi guarda) con il braccio destro abbassato ed indossa un mantello chiaro (forse giallo) ed un secondo abito, simile ad una tunica (e quindi non un pantalone come oggi), di colore più scuro (forse marrone). La Croce presenta la scritta INRI su una base “a pergamena” (recentemente è stata ripristinata); Gesù ha il capo un po’ più inclinato, il braccio destro teso, una vistosa ferita sulla gamba sinistra ed un panneggio sul ventre dalle pieghe più accentuate. Il telo bianco per la deposizione, passato sotto le spalle del Cristo, è avvolto direttamente ai due lati della Croce, e poi fatto scendere lungo il corpo del Cristo. In buona sostanza, il Cristo sembra essere più che disteso, “appeso”, in una posa più naturale rispetto ad oggi.
Questa fotografia costituisce un’altra preziosa testimonianza del nostro passato che lasciamo ora alla vostra visione con la speranza che possa suscitarvi emozioni come ha fatto con noi.

mercoledì 1 febbraio 2012

Il Giovedì Santo negli anni venti ...

L’attesa della Quaresima continua … mancano ormai solo 20 giorni all’inizio del periodo tanto caro ai Sessani e per far crescere ancora di più l’emozione nel cuore di ognuno, dopo aver esaminato un’antichissima fotografia della processione dell’Addolorata, eccovi un’altra immagine storica, probabilmente la più antica mai realizzata durante la processione dei Misteri.
Questa foto risale al periodo in cui la processione dei Misteri si svolgeva di Giovedì Santo, iniziando nel primo pomeriggio, verso le 16. Solo dal 1957, per volere della Congregazione dei Riti (Vaticano), la processione fu spostata al Venerdì Santo (e quella del Venerdì al Sabato Santo).
La foto è rovinata ed i bordi sono in gran parte sgualciti o strappati. Tuttavia, la parte centrale è abbastanza nitida e ci offre diversi spunti di riflessione.
Innanzitutto cerchiamo di datarla. Esaminiamo alcuni dettagli che potrebbero venirci in soccorso. Sopra al portone del Chiostro del Convento Francescano c’è un’asta da bandiera ed il simbolo della Reale Arma dei Carabinieri.
Dal mese di marzo del 1806 il convento dei frati minori fu soppresso; la Chiesa fu affidata all’Arciconfraternita del SS. Crocifisso ed il convento adibito ad altre funzioni.
Dal 1861 fu utilizzato come caserma dei Regi Carabinieri, tanto è che nel 1881 nel registro del catasto dei fabbricati il convento risultava utilizzato proprio caserma dei Carabinieri Reali.
Con atto rogato dal segretario comunale dott. Carlo Sangiorgio e registrato a Sessa il 5 dicembre 1933 avvenne una permuta tra il Comune di Sessa Aurunca e la Provincia di S. Giacomo della Marca dei frati minori, rappresentata da padre Teofilo, al secolo Francesco Carminati, con la quale il Comune cedeva il convento di S. Giovanni, già ad uso caserma dei Carabinieri Reali, ed in cambio prendeva il convento di S. Stefano. Il 13 novembre 1935, a seguito di decreto vescovile del giorno 11, anche la Chiesa tornò nelle mani dei frati minori.
Pertanto, la foto non può che risalire al periodo antecedente al 1933.
Tuttavia, è utile ricordare che già alle fine degli anni venti i Carabinieri si trasferirono presso l’altro convento dismesso della città di Sessa Aurunca, quello dei frati domenicani. Per cui possiamo sicuramente affermare che non risale all’inizio degli anni trenta ma agli anni 20. Anche altri dettagli ci inducono in questa direzione.
La villa comunale è recintata soltanto con il filo spinato; invece, in una famosa cartolina dell’inizio degli anni 30, che ritraeva il monumento ai caduti della villa comunale (che un tempo sorgeva dove oggi c'è la fontana) e la facciata della Chiesa di S. Giovanni (definita Chiesa del SS. Crocifisso) già si poteva notare la presenza del muretto perimetrale con le inferriate (come oggi).
Nella foto non si vedono autoveicoli e questo è molto strano atteso che la strada provinciale che passa davanti alla Chiesa è sempre stata molto trafficata. Anche la distanza tra le statue dimostra che i confratelli “se la prendevano comoda” non essendo assillati, come oggi, dal traffico. Ciò era possibile negli anni venti, quando le autovetture erano ancora una rarità, ma meno negli anni trenta, quando, invece, cominciarono a diffondersi gli automezzi, specie per il trasporto merci.
Un altro elemento che ci induce a pensare che questa foto risalga agli anni venti è l’abbigliamento dei partecipanti e l'aspetto degli abiti dei confratelli (che appaiono nuovi - notare lo stemma sul cappuccio del portatore del Terzo Mistero). I sai sono in ottime condizioni e ciò confermerebbe la nostra datazione agli anni 20 visto che furono commissionati verso la metà degli anni dieci. Un ultimo dettaglio è l’assenza di personaggi in abiti fascisti. E’ risaputo che i gerarchi fascisti, approfittando del proprio ruolo, si intromisero anche nella gestione delle processioni del Giovedì e Venerdì Santo, dando luogo ad alcune delle degenerazioni che poi, purtroppo, furono mantenute anche dopo il 1943. E’ inverosimile che in una fotografia del genere, una vera rarità per l’epoca, un costoso lavoro professionale (in quel periodo non esistevano i fotoamatori), probabilmente commissionato e pagato dallo stesso sodalizio, qualche gerarca del tempo non avesse approfittato per farsi riprendere in alta uniforme … per i posteri !
In altre foto del periodo successivo questo accadde quindi non c’è da meravigliarsi …
Per tutti questi dettagli ed anche per la qualità dell’immagine (la vignettatura presuppone l’uso di una macchina fotografica molto vecchia) riteniamo che questa fotografia, quasi certamente, risalga all’inizio degli anni venti.
Inoltre, l’abbigliamento invernale dei fedeli (quasi tutti uomini con cappotti e soprabiti), gli ombrelli aperti e l’illuminazione solare abbastanza precaria, ci fanno pensare ad una giornata nuvolosa (se non piovosa) e fredda, tipica delle Pasque che cadono a fine marzo. Per cui, premesso che negli anni 20 la Pasqua cadde nel mese di marzo solo negli anni 1921 (il 27) e 1929 (il 31) possiamo azzardare l’ipotesi che risalga al Giovedì Santo 24 marzo 1921.
Esaminiamo, ora, altri dettagli. Partiamo dalla Chiesa. La facciata appare pulita, ben tinteggiata, certamente in condizioni migliori rispetto a quelle attuali. I confratelli del SS. Crocifisso, come detto, ne avevano ereditato la proprietà dai frati minori nel 1807 e si erano preoccupati, in più occasioni, di investire le loro ingenti risorse per la relativa ristrutturazione. Altro elemento interessante è l’assenza del muretto davanti alla porta della Chiesa sostituito da un declivio di terreno. Dalla foto non riusciamo a capire se la piazza era asfaltata o meno, ma dal riquadro in alto a destra (più chiaro) sembra proprio di no.
Nella piazza si notano due “carraciuni”, uno spento (per il rientro), l’altro acceso, con il fumo che divampa proprio dietro al Quarto Mistero. Questo conferma che l’usanza di accendere i carraciuni (i falò) al passaggio dei Misteri è molto antica.
I confratelli hanno il cappuccio abbassato, i vestiti, come detto, sembrano nuovi e ben tenuti (nelle foto dei decenni successivi non saranno più così dignitosi …), alcuni portatori indossano i guanti, e la processione è abbastanza ordinata.
Passiamo alle statue. Il terzo Mistero appare in primo piano mentre il quarto è abbastanza lontano e sfocato; in ogni caso, per quello che si può vedere, i Misteri appaiono identici ad oggi (a seguito del restauro del 2003), puliti ed in ordine, senza camelie (trattasi di un’usanza abbastanza recente), con gli angioletti nudi (senza il pannetto) e con dei giardinetti di legno (sembrano delle piccole saette) montati sulle pedane con cinque lunghe candele spente. Questi giardinetti furono eliminati in occasione del restauro del 1958, poiché scomodi e pericolosi per i portatori; sempre in quella occasione furono coperti gli angioletti poiché l’allora padre guardiano del convento (padre Pizza) riteneva che costituissero un’inaccettabile oltraggio per il “decoro e la morale pubblica”. La Croce, invece, è identica ad oggi.
La gente è numerosa (quasi tutti uomini) ma non come oggi e si accalca soprattutto vicino all’ingresso della Chiesa, intenta ad osservarne l’interno dove il Cristo Morto e le Tre Marie forse erano stati appena sollevati dagli scranni, visto che i musicanti (quelli con il berretto alla sinistra della Croce) non stavano suonando. Non si vedono il primo ed il secondo Mistero che dovevano trovarsi già in piazza Tiberio (il primo) e lungo via delle Terme (il secondo).
Questo è l’elemento più sorprendente di questa antica immagine, la notevole distanza che c’è fra le statue (il primo mistero era già in piazza Tiberio mentre il Cristo e le Tre Marie erano ancora in Chiesa). Perché tutta questa distanza ?
Pur vero che in quel periodo non c’erano turisti e fedeli come oggi, per cui non era necessario mettere i (pochi) confratelli in fila o utilizzare cordoni. Ed ancora, non c’erano fotografi (professionisti e non), automobili o autoambulanze da schivare o giornalisti invadenti. Ma alcune fotografie dell’inizio degli anni 40 (che esamineremo in seguito), in condizioni ambientali simili a quelle della foto che stiamo esaminando, mostrano un corteo identico a quello dei giorni nostri, con i Misteri tutti abbastanza vicini fra di loro (ad una distanza di 5 / 10 mt).
Perché, dunque, tutta questa distanza ? Possiamo provare ad avanzare due ipotesi.
Questa particolare disposizione dei Misteri potrebbe essere frutto di una precisa scelta dell’amministrazione della confraternita (ogni amministrazione cerca di dare la sua impronta alla processione) per dare ad ogni gruppo statuario il giusto spazio per la cunnulella e per favorire l’ordine (anche i portatori con i cappucci abbassati sembrano essere un indizio in tal senso). A sostegno di questa ipotesi, se diamo per buona la datazione della foto al 1921, è importante precisare che questa fu la prima processione ad essere diretta dal priore Giacomo Spicciariello (che resterà in carica dal 1921 al 1927) ed è risaputo che ogni priore, appena eletto, si impegna al massimo per ottenere una processione ordinata e dignitosa, magari anche modificandone l'assetto.
L’altra ipotesi è che questa particolare conformazione del corteo costituisse un retaggio di quella che doveva essere la disposizione delle statue in un passato più remoto.
Ricordiamo che fino al 1840 nella processione non c’era la banda musicale, e quindi le marce funebri, ma solo il Miserere. Il Prof. Nando Tommasino nel suo pregevole libro "Giovedì Santo" (edito nel 1943) racconta che ogni Mistero aveva il suo trio mentre i cantori più bravi ed affiatati cantavano vicino al Cristo Morto. Inoltre, sempre in un passato molto remoto, la funzione principale della processione era quella di rappresentare la Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo (così veniva definita la processione nel 1700) in una sorta di via Crucis figurata (che in passato molto più remoto veniva rappresentata da persone in carne ed ossa). Questa funzione “didattica” della processione veniva assolta meglio se le statue procedevano lentamente e distanti fra loro, così da consentire ai fedeli di osservare meglio i Misteri e di riflettere sul loro significato religioso.
C'è però da dire che quello che potrebbe sembrare valido per il 1700 o per la prima metà del 1800 sembra però più strano nel 1900 visto che ad una distanza simile era difficile per i portatori dei primi due Misteri ascoltare le note delle marce funebri. Oggi siamo abituati a vedere i Misteri uscire dalla Chiesa nel giro di pochi minuti, praticamente nell’arco della durata della prima marcia funebre. E spesso, nonostante il corteo processionale dei nostri tempi sia “compatto e corto”, i portatori dei primi due misteri si lamentano di non riuscire ad ascoltare le marce funebri. Come facevano all’epoca questi confratelli ad ascoltare la musica ?
Forse in quel periodo non era essenziale ascoltare le marce funebri ? Forse era più importante ascoltare il Miserere ? Oppure la minore partecipazione popolare consentiva di ascoltare la musica anche ad una distanza di 150/200 metri ?
Oppure siamo semplicemente di fronte ad una delle tante (e per fortuna temporanee) innovazioni personali apportate da un priore ?
Difficile dirlo … sicuramente in passato i Misteri uscivano dalla Chiesa più lentamente di oggi, forse venivano eseguite due o più marce e di sicuro la processione proseguiva più lentamente, con una durata di almeno 10/12 ore (contro le 6 di oggi). Ed è anche probabile che in passato non fosse essenziale per i portatori ascoltare le marce funebri (un elemento relativamente recente) ma solo il Miserere (il che, spiegherebbe questa particolare disposizione dei Misteri).
Nel dubbio, però, una cosa è certa, questa immagine, proprio come quella dell’Addolorata del 1898, trasmette emozioni ed indicazioni a tutti quelli che amano le nostre antiche tradizioni e sono interessati a capirne la storia e l’evoluzione.

giovedì 26 gennaio 2012

L'antica Addolorata

Quest’oggi esamineremo una delle foto più antiche della nostra Settimana Santa che riprende l’Addolorata durante la processione del Venerdì Santo 8/04/1898 (sotto il priorato di Carmine Calepio) mentre discende Corso Lucilio, nei pressi della prima rampa del Castello (incrocio via Garibaldi).
Innanzitutto ricordiamo che fino al 1957 la processione che attualmente si svolge il Sabato Santo si teneva il Venerdì Santo mattina (e quella dei Misteri il Giovedì Santo a sera) ed ancora che fino al 1967 i due cortei processionali (S. Carlo e SS. Rifugio), pur seguendo lo stesso percorso, procedevano separatamente. Esaminando questa foto, leggermente sbiadita ma ben conservata, salta subito all’occhio la posizione del Calvario posto più in alto rispetto ad oggi ed in una posizione leggermente decentrata. Sulla Croce non c’è la scritta INRI e le due scalette non sono simmetriche (quella di destra sembra quasi essersi sganciata). Questa disposizione del Calvario sembra, però, conferire alla scena uno slancio maggiore ed a ciò contribuisce anche il telo della deposizione (il velo bianco sulla Croce) che non è fissato da una fascia centrale, come quello attuale, e quindi può svolazzare liberamente.
Sul manto dell’Addolorata, uguale a quello attuale, non sono appuntati i soldi (come sfortunatamente avverrà nei decenni successivi) e la Madonna non ha una corona (come quella istallata lo scorso anno) ma una semplice e sobria aureola (come è stato fino al 2010).
Interessante è invece la copiosa presenza di ramoscelli di ruta sistemati tutti intorno alla statua, quasi come se dovessero incorniciare la scena con il loro colore verde (che ricorda quello delle mantelline). Questa immagine conferma che l’usanza di distribuire la ruta alla fine della processione è molto antica e riconducibile proprio alla processione dell'Addolorata.
Davanti alla statua c’è un giardinetto di candele (per fortuna recuperato lo scorso anno) mentre ai lati della statua si notano le 4 lunghe candele eliminate qualche anno fa. Lateralmente risaltano gli incensieri legati con i fiocchetti neri proprio come avviene oggi.
Il Cristo appare nella postura attuale ed il legno è chiaro, proprio come oggi. Questo conferma la bontà della scelta operata durante il restauro degli anni 90 allorquando la confraternita, anche contro il parere di molti concittadini, decise di far pulire il legno, annerito dal fumo delle candele di un secolo di processioni.
Nella foto si nota una copiosa partecipazione popolare (come oggi) ma ciò che balza all’occhio è la completa assenza delle donne (le uniche sono quelle affacciate ai balconi). Non si notano neanche le “alluttate”. Presumibilmente le prime "alluttate" (certamente inferiori di numero rispetto ad oggi e ciò non deve meravigliare essendo la foto ambientata in un'epoca particolarmente maschilista) seguivano il corteo dietro il Pallio essendo, quest'ultimo, affidato ai confratelli. Le consorelle, infatti, sostituiranno i confratelli molto tempo dopo come testimoniano altre immagini dei decenni successivi.
Accompagnano la processione due carabinieri in alta uniforme (oggi la chiameremmo uniforme storica). Dietro, vicino ad uno dei portatori, possiamo invece ammirare un vigile in alta uniforme, riconoscibile per l’elemetto. Evidentemente, i Vigili seguivano la statua, mentre i Carabinieri la precedevano. Inoltre, risaltano due individui con un berretto ed una sorta di divisa che sono vicini ai due Carabinieri, forse due guardie oppure molto più probabilmente due musicanti.
I confratelli portatori sono pochi, 2 per lato ma si notano anche dei portatori vicino e sotto la base, questo vuol dire che probabilmente in aggiunta agli 8 portatori sotto le sdanghe c’erano almeno altri quattro confratelli sotto la base, due per lato, per un totale di 12, contro i 24 e più di oggi. I confratelli indossano il cappuccio, abitudine che si perse verso la metà del novecento per poi essere ripristinata negli anni 80. Appaiono anche dei bambini con l’abito, a conferma dell’attaccamento che le nuove generazioni hanno sempre nutrito per i nostri riti pasquali.


Ultimo ma non meno significativo dettaglio: la foto è stata scattata nel pomeriggio, orientativamente verso le 15:30/16, e lo si evince dall’ombra solare che si staglia contro il palazzo alla destra (inclinata di più di 20°). Oggi, la Madonna raggiunge questa stessa posizione verso le 12:30/13 quando il Sole splende (se il tempo è buono) in alto nel cielo, senza proiettare un’ombra così marcata. Un tempo, invece, la processione rientrava in tardo pomeriggio, verso le 16:30/17, prima dell’inizio della funzione tradizionale nel Duomo durante la quale il Cristo Crocifisso veniva schiodato dalla Croce. Questo ritardo serviva anche per non incrociare il corteo processionale del mistero della Deposizione (San Carlo) poiché questa processione precedeva quella dell’Addolorata e si ritirava molto tempo prima, verso le 14 (come oggi). La tradizione voleva che i due cortei non dovessero mai incrociarsi, pena gravi calamità per la città. In realtà questa preoccupazione (di non incrociarsi) era giustificata dal rischio di scontri tra le due confraternite i cui confratelli erano divisi da una vecchia rivalità fomentata anche da questioni politiche ed ideologiche.
Questa foto è un pezzo della nostra storia, una preziosa testimonianza proveniente dal passato che speriamo possa tornare utile agli attuali amministratori dell’Arciconfraternita del SS. Rifugio per la processione che ogni anno organizzano con tanto zelo e devozione.

domenica 22 gennaio 2012

Meno 30 !

L’attesa continua e settimana dopo settimana, giorno dopo giorno, cresce sempre di più l’emozione per l’imminente inizio del periodo quaresimale …
Nel solco tracciato dalla precedente nota ... vediamo come si calcola la data della Pasqua e quali sono le date limite …
La Pasqua è una festività cosiddetta mobile: la sua data varia di anno in anno perché è correlata con il ciclo lunare.
La Pasqua ebraica e la Pasqua cristiana seguono regole di calcolo differenti e quindi non cadono quasi mai nella stessa data. All'interno del cristianesimo poi vi sono due regole differenti a seconda che si usi il calendario gregoriano (cattolici e protestanti) o quello giuliano (ortodossi). Queste due regole in alcuni anni danno la stessa data (e quindi tutti i cristiani festeggiano la Pasqua nello stesso giorno), in altri anni date differenti. La regola che fissa la data della Pasqua cristiana fu stabilita nel 325 d.C. dal Concilio di Nicea: la Pasqua cade la domenica successiva alla prima luna piena dopo l'equinozio di primavera (21 marzo). Di conseguenza, conoscendo la durata di un mese lunare (29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi), essa è sempre compresa nel periodo dal 22 marzo al 25 aprile.
Quanto detto ci permette di fare chiarezza su ciò che è stato affermato nel 2008 e nel 2011 !
Per la maggior parte delle persone la Pasqua del 2008 (23 marzo) fu la più bassa di sempre e quella dello scorso anno (che cadde il 24 aprile) la più alta … Ma non è così … La Pasqua più bassa cade il 22 marzo (e non il 23), evento molto raro ma comunque possibile. L’ultima volta fu nel 1818 e la prossima si verificherà nel 2285. Leggermente più frequente è la Pasqua che cade il 23 marzo; l’ultima volta accadde nel 2008, la prossima cadrà nel 2160.
Di converso, la Pasqua più alta si verifica il 25 aprile, evento un po’ meno raro rispetto alla Pasqua più bassa. L’ultima volta fu nel 1943 e la prossima nel 2038. Partendo da questi dati possiamo calcolare anche le date in cui può cadere il Mercoledì delle Ceneri. La quaresima può iniziare nel periodo compreso fra il 5 febbraio ed il 10 marzo. Affinché accada il primo evento (ovvero le Ceneri il 5 febbraio) si devono però verificare due condizioni, ovvero la Pasqua deve cadere il 22 marzo (la più bassa), e l’anno non deve essere bisestile, altrimenti il mercoledì delle Ceneri slitterà al 6 febbraio. Quando ciò accade l’attesa tra l’Epifania e le Ceneri sarà brevissima, soltanto 29 giorni. Al contrario, quando le Ceneri cadono il 10 marzo avremo un’attesa di 62/63 giorni (a seconda si tratti o meno di un anno bisestile). L’attesa annuale (ovvero il periodo compreso fra una Pasqua ed il Mercoledì delle Ceneri dell’anno successivo), invece, può essere compresa fra un minimo di 304 giorni ed un massimo di 339 giorni.
In conclusione una curiosità .... quali sono i giorni dell’anno sempre e comunque quaresimali ?
La risposta è semplice: i cinque giorni compresi fra il 10 ed il 14 marzo. In questi cinque giorni saremo sempre e comunque in periodo quaresimale poiché la domenica delle Palme può cadere soltanto tra il 15 marzo ed il 18 aprile mentre il Mercoledì delle Ceneri, come detto, tra il 5 febbraio ed il 10 marzo. Ma c’è di più ! I giorni compresi tra il 15 ed il 22 marzo saranno sempre e comunque quaresimali o pasquali.
L’attesa continua …

mercoledì 17 febbraio 2010

La Quaresima !

Il mercoledi delle ceneri segna l’inizio del periodo da noi tutti tanto atteso.
Nell’augurare ad ognuno di Voi una serena Quaresima, iniziamo a pubblicare una serie di articoli per illustrare in dettaglio gli aspetti più particolari ed anche meno conosciuti della nostra tradizione, sperando di fare cosa gradita ai lettori di questo blog che come fine principale si prefigge proprio di migliorare la conoscenza delle nostre tradizioni.
Il giorno del mercoledì delle ceneri si espone ai davanzali delle finestre la Quaresima, la pupattola “longa e teseca” che rappresenta metaforicamente la fine del periodo carnevalesco (fatto di bagordi ed abbuffate). Materialmente raffigura una vecchietta rinsecchita e vestita di nero, con il fazzoletto legato sulla testa e tra le mani la gramaglia oppure la ramazza (simboli arcaici del “lavoro casalingo”). Dall’orlo della gonna pende un arancio oppure una patata su cui sono conficcate 7 piume, 6 di colore scuro (che rappresentano le 6 domeniche di quaresima) ed una bianca (che rappresenta la Domenica di Pasqua). Le piume verranno progressivamente sfilate ogni domenica partendo da quella più lunga per finire il giorno di Pasqua con la piuma bianca. Oltre alle piume, dall’orlo della gonna penderanno i simboli gastronomici del periodo, ovvero la “scella di baccalà”, la frutta secca, ecc.
La quaresima viene appesa nella notte tra il martedì grasso ed il mercoledì delle ceneri.
Secondo antica tradizione, la Quaresima si appende allo scoccare della mezzanotte, alla presenza di tutti i componenti della famiglia. Dopo averla appesa, e dopo una breve pausa di preghiera e riflessione, il più piccolo di casa reciterà in modo cadenzato questa filastrocca, per ben tre volte:
Coraésema secca secca che se mangia pacche secche, I' ricietti: "Rammene una"Me schiaffai 'nu cincofrunni! I' ricietti: "Rammene nata ..."Me schiaffai 'na zucculata."".
Ora la Quaresima è davvero iniziata !!

martedì 26 gennaio 2010

Il secondo Dolore

Nel travaglio dell' uomo dolente
straziato, insultato e sofferente,
dona il suo sguardo stanco
alla madre che lacrima affianco.

Madre mia!
non guardare tuo figlio che va via,
prega per quest' uomini
che il mio corpo dilaniar con fulmini.

Serba il tuo pianto
che nel mio cuor lo ricorda stanco,
ora vicino alla colonna
io ti imploro oh Madonna!

Le fitte e le sferzate
lancinanti, dolenti e marcate,
le ferite recate
e mai vendicate.

Non visibile, appresso
l'Angelo t'impone il passo,
mai soffrir e seguir
in quel tempo dovetti patir!

Oh mio Signor! Culla....
il mio cuor è pentito e urla,
le origini a loro ignote
nel memento oggi in dote.

Funesto fu l'addio,
a questo mondo non appartengo nemmeno io,
solo i chiodi, catene e funi
di questa vita rimasti immuni.

Nell'attesa della tua venuta
di promessa a te mantenuta,
il Venerdi Santo
t'innalzo il mio canto...

"miserere,
mei deus
secundum magnam
misericordiam tua".

E cosi che gli uomini
ti raggiunsero..
innalzando il loro
Canto.


Pietro Ciriello

venerdì 22 gennaio 2010

Ritiro Spirituale delle Confraternite di Sessa a Casamari

Si comunica a tutti i confratelli e consorelle che domenica 07 febbraio 2010 si svolgerà il Ritiro Spirituale di tutte le confraternite della Diocesi di Sessa Aurunca, organizzato dall'Ufficio Diocesano per le Confraternite.


Il ritiro avrà luogo presso l'Abbazia di Casamari come da programma che segue.

PROGRAMMA

*ore 7,00 partenza (il luogo di partenza verrà scelto a discrezione di ogni Confraternita)

*ore 9,30 arrivo nel piazzale antistante l'Abbazia

*ore 10,00 vestizione dell'abito confraternale (per i confratelli) e sistemazione per l'entrata solenne nella Basilica

*ore 11,00 Solenne concelebrazione eucaristica

*ore 12,00 Conferenza nel salone del Santuario su "Spirito Associativo e vita Diocesana"

*ore 13,30 pranzo a sacco consumato nel refertorio messo a disposizione dall'Abbazia

*ore 15,00 visita guidata all'Abbazia

*ore 16,00 Ritorno alle proprie sedi

E' ammessa la partecipazione dei familiari. I confratelli dovranno portare l'abito confraternale. E' prevista la colazione a sacco.

La quota di partecipazione per il noleggio del bus è a discrezione di ogni Confraternita.

Per maggiori informazioni e per le prenotazioni rivolgersi agli addetti preposti dalle varie confraternite.

venerdì 15 gennaio 2010

L'attesa ....

Cari amici che tornate a leggere questo blog dopo quasi un anno, abbiamo ancora nelle orecchie le allegre note del “buco buco” e già si avvicina il periodo più bello e sentito dell’anno per la maggior parte dei Sessani, la Quaresima. Quest’anno l’attesa è davvero breve, perché la Pasqua sarà abbastanza bassa (4 aprile) ed il mercoledì delle ceneri, per chi non lo sapesse, cadrà il 17 febbraio.
Ci attende un periodo straordinario e ricco di forti emozioni ma purtroppo non scevro da degenerazioni e polemiche troppo spesso provocate da personalismi o dalla mancanza di cultura sulla storia e l’evoluzione di queste antiche tradizioni che costituiscono il patrimonio più prezioso del nostro Popolo.
Quante volte abbiamo assistito sia nell’ambito delle confraternite (perchè è giusto essere obiettivi), sia al di fuori di esse, a prese di posizione da parte di persone che ritengono che il loro “punto di vista” corrisponda all’autentica “tradizione”. La tradizione non può essere interpretata, la tradizione è una ed è costituita da quell'insieme di comportamenti e di abitudini che ci sono stati tramandati dai nostri antenati in un certo modo; noi abbiamo il dovere di preservarla, nel rispetto delle innovazioni che nel corso degli anni sono state introdotte (anche dolorosamente) per adeguarla alle nuove necessità che il tempo impone.
Il motivo principale che mi spinse ad aprire questo blog fu proprio quello di offrire a tutti l’opportunità di confrontarsi su questi argomenti garantendo, nel contempo, una serie di articoli sulla storia delle nostre tradizioni che nascono dall’approfondimento dei testi storici (e non da interpretazioni personali) che si possono rintracciare negli archivi delle confraternite. Continuerò (sperando nell’aiuto di altri) in questa opera senza alcuna presunzione ma solo con l’intento di offrire validi spunti di riflessione.
Credo, però, ed esprimo solo la mia opinione personale che come tale è assolutamente confutabile, che fin quando non avremo tutti la piena consapevolezza dell’effettivo significato, anche storico, di questi rituali e tradizioni non potremo mai trovare il giusto equilibrio. Ognuno ha il sacrosanto diritto di interpretare la tradizione a modo suo ma non può ostacolare chi, invece, altrettanto legittimamente, cerca di seguire le orme di chi è venuto prima di lui. E’ questo il vero problema, il rispetto dei ruoli !
Se andiamo allo stadio a vedere una partita della nostra squadra del cuore vuol dire che siamo appassionati di calcio ma non per questo possiamo pretendere “a tutti i costi” di entrare in campo e giocare, perché quel ruolo non ci compete. D’altra parte, però, anche i giocatori devono avere il rispetto per gli spettatori che li seguono e li incitano, senza dei quali il loro lavoro non avrebbe senso.
Scusate se uso un esempio così azzardato ma credo renda bene il senso di quello che voglio dire.
In questo straordinario periodo che è la Quaresima a Sessa Aurunca, ognuno ha un ruolo ben preciso ed ogni ruolo è complementare agli altri ed altrettanto essenziale. Se cerchiamo di travalicare i ruoli allora ingeneriamo una confusione che non garantisce la continuazione della tradizione.
Chiudo con l’auspicio che la prossima Quaresima sia serena e costituisca un periodo di forte crescita spirituale per ognuno oltre che l’occasione per tramandare, ancora una volta, e nel modo giusto, l’importante lascito culturale che i nostri antenati ci hanno faticosamente trasmesso.
Buona attesa a tutti.
Pasquale